18-20 settembre 2009, Assisi, Seminario nazionale, “Carità, verità e sviluppo integrale”

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C’è grande movimento all’interno della Chiesa cattolica in vista della riunione del gruppo dirigente dei Vescovi che da oggi affronterà il dopo Boffo e la posizione dei cattolici in politica. La fibrillazione della politica italiana sta contagiando anche la Chiesa, visto il suo profondo intreccio con le vicende del Paese. La rivista dei Gesuiti Civiltà cattolica lancia l’allarme per il «caos» in Italia, sulla scia del recente appello del Papa per una nuova leva di politici cattolici. Ad Assisi si è appena concluso il meeting delle principali associazioni ecclesiali, con la denuncia di un Paese sempre più spaccato sulle questioni della sicurezza e dell’immigrazione. A detta di monsignor Miglio, responsabile per i problemi sociali della Cei, «il mondo cattolico deve dare all’Italia qualcosa di molto diverso da quello che viene offerto ogni giorno». Ma forse il malcontento più profondo per la situazione nazionale è individuabile nell’ultima dichiarazione del numero due della Cei, monsignor Crociata, per il quale dalla crisi emergeranno nuovi assetti politici e nuove prospettive; come a dire che lo sfilacciamento non può durare a lungo e che bisogna prepararsi a nuovi scenari.

La Chiesa, dunque, reagisce alle polemiche che hanno portato alle dimissioni del direttore di Avvenire (e ad altri punti caldi, come il conflitto con la Lega sui flussi migratori e le critiche sullo stile di vita di Berlusconi) alzando lo sguardo ai problemi del Paese e riflettendo anche sulle proprie responsabilità.
 
Il degrado politico
Ciò che prevale è una grande insoddisfazione per il clima che si è affermato in Italia, con figure di alta responsabilità pubblica che non sono e non vogliono essere esempi di virtù, con una politica che si alimenta più di anatemi e di paure che di impegno costruttivo, con una crisi economica non adeguatamente affrontata che colpisce le fasce più deboli della popolazione. È il degrado politico di cui ha parlato il cardinal Bagnasco, commentando a Genova l’enciclica sociale di Benedetto XVI; un degrado politico che rivela «una mancanza di progettualità» e una «resa a interessi di corto respiro». Di qui il pressante appello al mondo cattolico perché scenda in campo, non faccia mancare il suo impegno nelle istituzioni e nella politica, esca allo scoperto dopo anni in cui (a seguito della crisi della Democrazia cristiana e di Tangentopoli e dintorni) ha speso le proprie migliori energie nel rafforzare la società civile e nel volontariato.
Si ha qui un’eco del famoso discorso pronunciato da Benedetto XVI qualche mese fa a Cagliari, quando di fronte a un parterre di politici di primo piano (tra cui il presidente Berlusconi) non ha esitato a dire pubblicamente che «c’è bisogno di una nuova generazione di politici cattolici». Non basta alla Chiesa un ossequio formale ai valori cattolici o il riconoscimento del ruolo della religione nella cultura della nazione quando essi sono espressi da forze politiche che di fatto si ispirano ad altre visioni della realtà. Pur godendo di non pochi vantaggi, la Chiesa patisce l’attuale situazione politica, per il rischio che il discredito e i particolarismi abbiano a prevalere sul bene comune.
 
Le sfide della modernità
Questo nuovo modo di pensare e di agire del vertice dei Vescovi sembra indicare che la Chiesa italiana sta ormai vivendo una stagione diversa rispetto a quella di cui il cardinal Ruini è stato l’artefice per molti anni. Con Ruini la Chiesa ha perseguito obiettivi importanti, tra i quali la maggiore visibilità dei cattolici sulla scena pubblica, la capacità di richiamare la popolazione al rispetto di alcuni valori base (famiglia, vita, educazione, unità della nazione ecc.) della convivenza civile, il consolidamento dell’istituzione religiosa in un tempo di crisi di tutte le istituzioni ecc. Oggi più di ieri, i cattolici hanno maggior cittadinanza nella società e sanno di poter dare un contributo positivo alle molte sfide culturali e sociali della modernità avanzata. Tuttavia, questa linea di politica ecclesiastica si è affermata in modo un po’ verticistico, senza grande dibattito interno, con alcuni settori cattolici che hanno vissuto ai margini delle grandi scelte. Oltre a ciò, attorno alle battaglie svolte dalla Chiesa sui temi della vita e della famiglia si sono prodotte varie reazioni negative da parte del mondo laico, che hanno posto la Chiesa stessa al centro di molte tensioni.
Di tutti questi problemi sembra oggi farsi carico il nuovo vertice della Cei, che nel perseguire gli obiettivi di fondo appare più attento alle Chiese locali e alle varie sensibilità del mondo cattolico. La ricerca del successore di Boffo alla guida di Avvenire può essere emblematica del nuovo corso della Cei. Prima Avvenire era di fatto il quotidiano dei Vescovi, mentre ora si cerca un direttore che riconduca il giornale a essere l’agorà del mondo cattolico, un foglio cioè in cui si compongono «anime» diverse che si ispirano tutte ai valori e alle linee condivise