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Pasqua 2013
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Auguri su "News"
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“Non vi può essere pace vera se ciascuno è la misura di se stesso, se ciascuno può rivendicare sempre e solo il proprio diritto, senza curarsi allo stesso tempo del bene degli altri, di tutti, a partire dalla natura che accomuna ogni essere umano su questa terra.”
(Papa Francesco, 22-3-2013)
Il nostro augurio di buona e Santa Pasqua è che Cristo Risorto ci porti la vera pace.
Franco Pasquali Coordinatore
Vincenzo Conso Segretario
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Chiusura Ufficio
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Chiusura
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Il nostro ufficio sarà chiuso dal 28 marzo al 3 aprile. Per comunicazioni urgenti telefonare al 3355835934.
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Auguri
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(Auguri su news)
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“Dio si è fatto uomo per portarci quella vita senza confini ne tempo per la quale ci sentiamo creati. … La fede non allontana dalla storia, ha a che fare con la vita concreta perché dona il senso ultimo e decisivo del mondo, degli avvenimenti, ma anche dell’impegno e del sacrificio sempre necessari”.(Card. Angelo Bagnasco, Roma 18-12-2012)
Auguri per un Santo Natale e un sereno 2013: Gesù Bambino ci doni la forza per stare nella storia, la luce per capire gli avvenimenti e la gioia dell’impegno e del sacrificio.
Franco Pasquali e Vincenzo Conso
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Chiusura
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Chiusura Natale
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Il nostro ufficio sarà chiuso dal 21 dicembre al 6 gennaio. Per comunicazioni urgenti telefonare al 3355835934.
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Chiusura
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Chiusura
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Il nostro ufficio sarà chiuso dall'1 al 4 novembre. Per comunicazioni urgenti telefonare al 3355835934.
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Chiusura
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Chiusura ufficio
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Il nostro ufficio sarà chiuso dal 6 al 26 agosto. Dal 27 riapriremo con un nuovo orario 8.30 -12.30.
Per eventuali comunicazioni urgenti telefonare al 3355835934.
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Chiusura
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Chiusura ufficio
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Il nostro ufficio sarà chiuso dall'1 al 4 giugno. Per comunicazioni urgenti telefonare al 3386935411
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Chiusura
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Chiusura
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Il nostro ufficio sarà chiuso lunedì 30 aprile. Per comunicazioni urgenti telefonare al 3386935411
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Chiusura
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Chiusura
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Il nostro ufficio sarà chiuso dal 6 al 10 aprile. Per comunicazioni urgenti telefonare al 3386935411
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Pasqua 2012
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Auguri su "NEWS"
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Santa Pasqua 2012
«Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino!» (Fil 4,4-5).
Nell’imminenza della Santa Pasqua auguriamo a tutti Voi che, dall’incontro con Gesù Risorto, nasca per noi una grande gioia interiore che ci aiuti a leggere le diverse situazioni del momento presente e a concretizzare, nella realtà che viviamo, una testimonianza effettiva dell’amore di Dio per tutti gli uomini.
Franco Pasquali Vincenzo Conso
Coordinatore Segretariato
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Relazione di Franco Pasquali del 06/03/2012
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Clicca su "Archivio"
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Nell'Archivio Documenti riportiamo il testo della Relazione che il Corodinatore, Franco Pasquali, ha svolto all'assemblea statutaria di Retinopera, lo scorso 6 marzo.
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Conferma Card.Bagnasco
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(Comunicato su news)
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Gratitudine al Santo Padre per la conferma del Card. Bagnasco.
Collaborazione sincera con il Presidente della CEI
Siamo anche noi grati al Santo Padre per la conferma del Card. Bagnasco alla guida della CEI, in un momento storico particolare segnato da una profonda crisi morale, culturale ed economica, in cui il Presidente della CEI è stato per noi un punto di riferimento essenziale nel leggere le diverse situazioni e nel sollecitarci a concretizzare nuovi percorsi per un nuovo modello di sviluppo che ponga al centro la persona umana.
Al Card. Bagnasco rinnoviamo la gratitudine di Retinopera per il Suo stare vicino alla nostra realtà, per gli incoraggiamenti e gli orientamenti ricevuti, per la Sua amicizia.
A lui rinnoviamo la nostra stima e il nostro ringraziamento, pronti a riprendere il cammino improntato ad “un coraggioso e sereno anticonformismo” per privilegiare “la coscienza della verità e l’obbedienza ad essa”, per contribuire efficacemente a far maturare quel “soggetto interiormente coeso e diffuso che stimoli ad una formazione dottrinale sempre più documentata e provochi alla lettura cristiana della realtà” (cfr. Card. Bagnasco, Relazione a Retinopera, 17.12.2011).
Al Card. Bagnasco, allora, auguri di buon lavoro da parte di tutte le realtà di Retinopera e la promessa sincera di collaborare efficacemente alla Sua missione.
Franco Pasquali Vincenzo Conso
Coordinatore Segretario
Roma, 7 marzo 2012
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Conferma delle cariche
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(Comunicato su news)
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Rilanciare l’impegno formativo di Retinopera
Franco Pasquali confermato Coordinatore, Vincenzo Conso Segretario
“ Focalizzare il nostro obiettivo sull’impegno delle associazioni che si ritrovano in Retinopera per riattivare in modo più corale la formazione socio politica”, insieme “all’avvio dell’Osservatorio sul bene comune”, sono tra gli obiettivi fondamentali che il Coordinatore di Retinopera, Franco Pasquali, ha indicato all’Assemblea dell’Associazione riunitasi ieri sera per la scadenza biennale statutaria.
Nella sua relazione introduttiva Pasquali ha svolto anche una breve carrellata sul cammino di questi ultimi due anni, a partire dalla situazione socio-politica del Paese che ha bisogno, per superare l’attuale crisi, di un nuovo umanesimo.
Al termine dei lavori, l’Assemblea all’unanimità, dopo l’elezione del Consiglio Direttivo, ha confermato Coordinatore per i prossimi due anni Franco Pasquali e Segretario Vincenzo Conso che, nel corso del suo intervento, ha sottolineato la necessità di concretizzare una forte testimonianza coerente e credibile, per trasmettere ciò in cui si crede con l’intensità che il credere mostra, delineando gli elementi culturali di pensiero che caratterizzeranno le scelte politiche, sociali ed economiche di quanti vorranno servire il bene comune.
Infine l’Assemblea ha eletto anche l’Ufficio di Segreteria che, oltre al Coordinatore e al Segretario, risulta composta da: Gennaro Iorio, del Movimento per l’Umanità dei Focolarini; Salvatore Martinez, Presidente nazionale di Rinnovamento nello Spirito; Franco Miano, Presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana; Adriano Roccucci, Segretario Generale della Comunità di Sant’Egidio.
Roma, 7 marzo 2012
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Auguri
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Il nostro augurio per tuttiVoi
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“Solo nella relazione con Dio l’uomo comprende anche il significato della propria libertà. Ed è compito dell’educazione quello di formare all’autentica libertà. Questa non è l’assenza di vincoli o il dominio del libero arbitrio, non è l’assolutismo dell’io. L’uomo che crede di essere assoluto, di non dipendere da niente e da nessuno, di poter fare tutto ciò che vuole, finisce per contraddire la verità del proprio essere e per perdere la sua libertà. L’uomo, invece, è un essere relazionale, che vive in rapporto con gli altri e, soprattutto, con Dio. L’autentica libertà non può mai essere raggiunta nell’allontanamento da Lui”. (dal Messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Pace 2012)
Il Dio che viene ci doni la grazia di vivere pienamente la nostra testimonianza e ci conceda un nuovo Anno sereno.
E’ il nostro augurio per tutti Voi, le Vostre famiglie e le Vostre Organizzazioni.
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Chiusura
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Chiusura
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Il nostro ufficio sarà chiuso dal 22 dicembre all' 8 gennaio. Per comunicazioni urgenti telefonare al 3386935411
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COMUNICATO STAMPA
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Comunicato completo su NEWS
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COMUNICATO STAMPA
“Lo sviluppo umano ha bisogno di cristiani”
Una giornata di Retinopera per una riflessione sulla formazione socio-politica
“… preparare una generazione nuova di cittadini che abbiano la freschezza e l’entusiasmo di votarsi al bene comune, quale criterio di ogni pratica collettiva”. E’ questa sollecitazione del Card. Angelo Bagnasco, Presidente della CEI, nella Prolusione all’Assemblea dei Vescovi italiani, il 23.5.2011, che Retinopera vuole fare propria per contribuire concretamente alla missione della Chiesa nella evangelizzazione del sociale.
Soprattutto in questo momento storico, si avverte infatti la necessità di un nuovo pensiero affinché i cristiani individuino e propongano un nuovo modello di sviluppo che ponga al centro di tutto l’uomo integrale.
Per questo, le Organizzazioni di Retinopera vogliono individuare un percorso comune che conduca tutti a formare persone capaci di assumersi l’onere di costruire il bene comune, secondo i principi della dottrina sociale della Chiesa.
E’ questo il senso della Giornata di riflessione sulla formazione socio-politica, “Lo sviluppo umano ha bisogno di cristiani”, promossa da Retinopera, che si svolgerà sabato 17 dicembre, dalle ore 9,30 alle ore 16, presso la Pontificia Università Gregoriana.
I lavori, dopo il saluto del Rettore della Gregoriana, Padre F.X. Dumortier, e l’introduzione del Coordinatore e del Segretario di Retinopera, Franco Pasquali e Vincenzo Conso, si svilupperanno attraverso le Relazioni del Cardinale Angelo Bagnasco che presenterà i contenuti di tale cammino, e del prof. Mauro Magatti, che farà una radiografia della situazione presente.
Quindi, seguirà il dibattito in cui interverranno i Presidenti delle diverse Organizzazioni e quindi le conclusioni, con la proposta di un cammino comune, a cura del Coordinatore di Retinopera.
Roma, 15.12.2011
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Giornata di riflessione sulla formazione
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Formazione socio-politica
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“Lo sviluppo umano ha bisogno di cristiani” (C.V. n. 79)
Giornata di riflessione sulla formazione socio-politica
(Roma, Aula Magna Pontificia Università Gregoriana, Piazza della Pilotta, 17 dicembre 2011 ) [programma su news]
Ore 9,30 Saluto del Rettore della Pontificia Università Gregoriana,
Padre Francois-Xavier Dumortier, S.J.
Introduzione ai lavori
Franco Pasquali, Coordinatore e Vincenzo Conso, Segretario
Relazioni
1. Contenuti per un cammino
Card. Angelo Bagnasco, Presidente della CEI
2. Radiografia della situazione presente
Prof. Mauro Magatti, Università Cattolica S. Cuore - Milano
Confronto/dibattito fra le Associazioni
Ore 13.00 Buffet
Ore 14,15 Ripresa del dibattito
Ore 15,30 Il nostro impegno per un itinerario di formazione
Franco Pasquali, Coordinatore di Retinopera
Ore 16,00 Conclusione
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SVOLTOSI SEMINARIO
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SEMINARIO NAZIONALE AD ANCONA
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SVOLTOSI AD ANCONA SEMINARIO NAZIONALE DI RETINOPERA
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“Il cammino di riflessione di Retinopera che prosegue ormai da alcuni anni – ha detto il coordinatore Franco Pasquali introducendo i lavori del Seminario di Ancona - cade oggi in un momento particolare del Paese che vive una situazione di grande incertezza e di grande scoramento. La ripartenza e la rigenerazione per riaccendere il sistema sono un impegno per tutti noi e per Retinopera”. “E’ finito un vecchio sistema di fare economia – ha aggiunto – è finita la stagione in cui tutti si poteva sistemare con l’intervento finanziario. Oggi abbiamo l’esigenza di liberarci da un debito oppressivo in una situazione di fragilità della politica dell’Unione europea e di grande fragilità del nostro Paese. Occorre quindi ridare una gerarchia, mettendo al primo posto la politica, prima dell’economia e della finanza”. “Ad una crisi strutturale – ha detto Pasquali – si risponde pensando ad un nuovo modello di sviluppo, con una nuova autorevolezza di una classe dirigente che deve credere in primo luogo nella dignità dell’uomo e nella solidarietà”. Dopo essersi soffermato su alcune realtà del nostro Paese (“giovani e famiglie sono gli assi portanti di una società che guarda al futuro”) e su alcuni aspetti internazionali come l’importanza di un’Europa Unita e la politica del bacino del Mediterraneo, Pasquali ha rilevato che nel nostro Paese “la politica deve crescere, fondandosi sempre più sui valori della sobrietà, della trasparenza, dell’onestà e della gratuità”. “Oggi – ha aggiunto – c’è molta effervescenza nell’esame dello scenario politico da parte del mondo cattolico. Ci sono stimoli numerosi e positive iniziative che si sforzano di elaborare i fatti. Ma occorre giungere a una sintesi. L’estemporaneità deve tradursi in concretezza”. “Retinopera – ha concluso Pasquali – punterà ad ampliare i momenti di confronto nella consapevolezza che il mondo cattolico ha oggi opportunità fondamentali per dare un contributo chiaro e concreto alla crescita del nostro Paese”.
I lavori della prima giornata del seminario di Retinopera – che, ricordiamo, si sono svolti all’interno del Congresso Eucaristico nazionale di Ancona dal 7 al 9 settembre u.s. - si sono imperniati sugli interventi del segretario generale della Cei mons. Mariano Crociata e del prof. Stefano Zamagni, ordinario dell’Università di Bologna. Successivamente una tavola rotonda sulla Governance della Città, introdotta e coordinata dal giornalista Nicola Graziani ha consentito ai sindaci di Ancona Fiorello Gramillano e di Gela Angelo Fasulo di soffermarsi sui problemi che comporta oggi l’operare a livello locale.
MONS. MARIANO CROCIATA
La politica «serve il bene comune» ma «non dovrebbe esercitare alcuna egemonia nella vita della città», ha detto il vescovo Mariano Crociata,segretario generale della Cei. “Va bene un nuovo impegno dei cattolici in politica, ma per cambiarla, perché c`è stata una «sopravvalutazione» e una «cattiva gestione della politica», troppo pervasiva. E anche in questo senso la presenza dei cattolici «deve qualificarsi» e marcare la differenza. La “città dell’uomo” – ha aggiunto – si presenta “plurale e complessa” come “le forme di bene comune da perseguire”. “La Chiesa – precisa - apprezza le diverse forme sociali”. Dalla “dimensione familiare” a “quella politica, economica, religiosa, scientifica e altro”, ma questo richiede una “distinzione” e “impone” a ciascuna ”una limitazione”. Inoltre, c’è bisogno di una visione d’insieme, oltre il particolare e il locale, se vogliamo salvarci non solo attraverso la crisi presente, ma anche dall’assedio delle minacce all’umano che lampeggiano sinistre in questo tempo”.
PROF. STEFANO ZAMAGNI
Il professor Stefano Zamagni, presidente dell’Agenzia del Terzo settore, non si è sottratto alla sfida e ha indicato le tre strade su cui da subito deve essere declinato il tema del lavoro: «per tutti», «decente», «compatibile con la famiglia». Per ampliare il numero degli occupati, il professore ha sottolineato l’importanza di aprire il mercato «non soltanto alle imprese capitalistiche, ma anche a quelle di tipo cooperativo e sociale». Il lavoro, poi, non deve mai umiliare chi lo svolge: «Non possiamo avere modelli adatti alla fabbrica, oggi siamo in epoca post-industriale, non c’è più la catena di montaggio».
Ma il tema su cui Zamagni è intervenuto con maggior forza è quello relativo al rapporto fra lavoro e famiglia, messo in crisi anche dalle direttive dell’Unione europea che «è contro le famiglie poiché sostiene che sono queste a doversi adattare alle esigenze delle imprese». In realtà «si spacciano per politiche familiari leggi che incentivano il lavoro femminile, una cosa sacrosanta e che va favorita, ma non a scapito della famiglia».
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I lavori della seconda giornata si sono aperti con la discussione del tema “Aspetti internazionali: la primavera araba, le politiche euro mediterranee e i nuovi fenomeni di xenofobia. Sono intervenuti padre Pierbattista Pizzaballa, custode di Terra Santa e il prof. Pasquale Ferrara, segretario generale Istituto Universitario europeo – Fiesole (FI)
PADRE PIERBATTISTA PIZZABALLA
“La grande novità in tutti i Paesi del Medio Oriente è rappresentata da un fermento civile e sociale che fa da contraltare a una debolezza delle leadership non solo politica ma anche religiosa. In Terra Santa sta emergendo una capacità dei palestinesi di passare – ad eccezione di cellule violente fuori controllo – a una forma di lotta non violenta sempre più presente”. Lo ha dichiarato il custode di Terra Santa, p. Pierbattista Pizzaballa. “La crisi di molti regimi – ha continuato – rappresenta senza dubbio un punto interrogativo per la presenza dei cristiani che non devono chiudersi a ghetto, ma ritrovare l’unità così da poter riacquistare visibilità. Questa è la sfida principale che attende soprattutto il laicato”. Una presenza, quella cristiana in Medio Oriente, che sta “progressivamente cambiando con l’arrivo d’immigrati cristiani da altri Paesi. Basti pensare agli Emirati Arabi, dove gli immigrati cristiani sono già tre milioni”. Guardando al futuro, di fronte alla primavera araba, p. Pizzaballa ha concluso: “Il futuro è tutto da costruire, questa è una fase di grande incertezza ma anche di fascino”.
PROF. PASQUALE FERRARA
“I rapporti tra Europa e Nord Africa sono costellati nel passato da promesse e impegni non mantenuti. È stata l’Europa per decenni a costruire muri preferendo, in questi Paesi, la logica della stabilità a quella della democrazia. Ora è arrivato il momento di accompagnare il percorso di cambiamento in corso”. È questa la considerazione di Pasquale Ferrara, segretario generale dell’Istituto universitario europeo di Fiesole, intervenuto al seminario nazionale di Retinopera. Parlando di “Primavera araba”, il docente ha spiegato come “esista il rischio che questo processo scappi di mano, perché come spesso accade le fasi di transizione verso la democrazia non avvengono in modo democratico. Questo più che un elemento di preoccupazione deve essere, però, un elemento di attivazione per il mondo occidentale”. “L’apertura di questi sistemi – ha spiegato Ferrara – comporta l’irruzione nella scena politica di attori che erano stati marginalizzati o esclusi dalle vecchie leadership. Penso in particolare ai partiti d’ispirazione islamica. In questo senso l’Europa ha una lunga tradizione nella capacità di coinvolgere partiti d’ispirazione religiosa – nel caso europeo cristiani – in un pluralismo democratico. Un’esperienza che potrebbe aiutare queste nuove democrazie”.
Successivamente si è tenuta una sessione di lavoro sul tema “Nuovi agorà, nuovi areopaghi” cui sono intervenuti il prof. Mauro Magatti, preside della Facoltà di Sociologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (“la comunicazione ha cambiato la vita sociale. La realtà degli ultimi trent’anni ci parla di una esplosione del sistema della comunicazione che ha prodotto effetti dirompenti. L’eccesso di comunicazione (che è un’opportunità) si è tradotto in un fallimento comunicativo, nell’equivalenza delle opinioni, dei valori delle opinioni, dando vita a una società orizzontale “piatta”. Occorre puntare su un insegnamento che non sia solo istruzione, ma anche “mandato culturale” e su una università e una ricerca che non siano tecnocratiche, ma sedi di discussione”), il prof. Francesco Pizzetti, Garante della Privacy (“il cambiamento dell’informazione ha rotto la catena generazionale: gli adulti hanno oggi meno padronanza delle nuove tecnologie rispetto ai loro figli. Le nuove applicazioni informatiche crescono ad una tale velocità e numerosità che è praticamente impossibile prevederne il controllo. Viviamo le conseguenze della globalizzazione e siamo in una crisi epocale che coinvolgerà più di una generazione. Ricorrendo a una sorta di “lampada di Aladino” abbiamo speso più di quanto avevamo, creando benessere ma ingigantendo il debito pubblico e ora dobbiamo fare i conti con una situazione non più sostenibile”) e il giornalista di “Avvenire” Umberto Folena (si è soffermato sui nuovi meccanismi dell’informazione alla luce delle frasi: “l’ha detto la televisione” e “l’ho trovato su internet”.” Internet è la piazza del mercato dove tutti acquistano e tutti vendono nello stesso tempo e tutti discutono con la stessa autorevolezza. E’ un gigantesco mercato delle pulci”. “Oggi non dobbiamo sottrarci al dibattito nelle infinite piazze in cui ci troviamo a vivere, anche se questo dovesse essere aspro: la polemica è il sale della democrazia, purchè la partita non sia truccata”)
La seconda giornata si è conclusa con una sessione, coordinata dal Segretario Generale di Retinopera Vincenzo Conso, dedicata a “Le reti di tenuta sociale” cui hanno preso parte Luigi Marino, presidente nazionale Confcooperative, Roberto Mazzotta, presidente Istituto Sturzo e Raffaele Bonanni, segretario generale Cisl.
LUIGI MARINO
“Le reti di tenuta sociale e la protezione dello Stato non vanno mai di pari passo, non sono vasi comunicanti. In tempo di crisi il primo obiettivo deve essere la crescita. Senza crescita anche le reti rischiano di allargare le maglie e di creare buchi. Dobbiamo imparare a crescere indipendentemente dalle risorse pubbliche. Abbiamo cercato di dare vita a una società con un alto tasso di solidarietà, ma la solidarietà si deve sempre accompagnare all’efficienza altrimenti diventa un inganno per i lavoratori. Se c’è solidarietà ed efficienza c’è dinamismo e crescita. La realtà italiana è fatta oggi di troppe piccole imprese con pochi dipendenti e scarsa capitalizzazione. Per essere competitive devono innovarsi per rafforzare la tenuta sociale”. Quella dell’associazionismo cattolico è una ricchezza che si è espressa in una pluralità di reti di tenuta sociale”, ma che rischia di tramutarsi “in un pluralismo eccessivo e corporativo”. “Il mondo cattolico ha bisogno di ritrovare unità perché il nostro protagonismo non può essere limitato alle opere sociali. Stiamo cercando di unire queste reti perché abbiamo bisogno di portare maggiore unità ai nostri ragionamenti trovando una visione comune”.
ROBERTO MAZZOTTA
Il problema principale dell’Italia “non è tanto la crisi economica o il rallentamento della crescita, bensì una mancanza di credibilità dell’élite politica che si accompagna a una spaccatura tra la leadership e la base. Per questo non si può pensare di risolvere la crisi senza ridare credibilità internazionale al Paese”. Un compito che chiama in causa i cattolici e in primo luogo i laici. “Ci vuole un’iniziativa civile – ha spiegato Mazzotta – che deve avere l’attenzione e la cura dei nostri vescovi, ma i cui protagonisti, come già avvenuto nella nostra storia, devono essere i laici con la loro libertà e l’amore per la Chiesa”. Un impegno che secondo Franco Pasquali, coordinatore di Retinopera, deve partire “dalla formazione socio politica di tutte le realtà ecclesiali e, nel nostro specifico, delle associazioni laicali”. Da qui la scelta, presa dall’assemblea di Retinopera, di “lanciare un osservatorio sul bene comune che possa mettere in moto un percorso di riflessione”. Chiudendo la giornata di lavori, Pasquali è tornato sul tema dell’unità dei cattolici sottolineando come sia “necessario trovare una comunione vera”.
RAFFAELE BONANNI
Per uscire dalla crisi è necessario un “cambio di marcia in cui i cattolici devono essere protagonisti”. Lo ha dichiarato questo pomeriggio ad Ancona il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, intervenendo al seminario nazionale di Retinopera. Parlando ai responsabili di diverse associazioni, Bonanni, ha sottolineato che “non esistono nella realtà italiana tante forze come quella cattolica in grado di suscitare risposte forti a domande nuove. Perché questo è il punto: non possiamo rispondere ai problemi con risposte vecchie che ci porterebbero a commettere sempre gli stessi errori”. Un maggior impegno dei cattolici nella vita sociale e politica che per il segretario della Cisl “non significa fondare un nuovo partito, ma dare indicazioni forti e suscitare nuova speranza”.
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Venerdì 9 settembre, in fine, i partecipanti al seminario di Retinopera sono confluiti nel convegno sulla cittadinanza all’interno del Congresso Eucaristico nazionale, dove hanno ascoltato le relazioni del Prof. Lorenzo Ornaghi, rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, e di Francesco Belletti, Presidente del Forum delle Associazioni Familiari.
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Programma seminario nazionale
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Programma (su news)
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Seminario nazionale annuale di Retinopera
“EUCARESTIA E BENE COMUNE PER LA CITTA’”
Ancona, 7/9 settembre 2011
Mercoledì 7 settembre
Ore 15,30 Inizio dei lavori
Saluto del sindaco di Ancona, Dott. Fiorello Gramillano
Saluto di S.E. Mons. Edoardo Menichelli, Arcivescovo di Ancona – Osimo
Introduzione del Coordinatore Franco Pasquali
Prolusione sul tema
S.E. Mons. Mariano Crociata, Segretario Generale CEI
Relazione “Bene comune e sussidiarietà nella città”
Prof. Stefano Zamagni, ordinario Università di Bologna
Tavola Rotonda sulla Governance della Città.
Intervengono i sindaci di:
- Ancona, Dott. Fiorello Gramillano
- Gela, Avv. Angelo Fasulo
Introduce e coordina: Dott. Nicola Graziani, Giornalista
Giovedì 8 settembre
Ore 9,00 I Sessione: Aspetti internazionali Primavera araba, Politiche euro mediterranee e
nuovi fenomeni di xenofobia
Intervengono:
- Padre Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terra Santa
- Prof. Pasquale Ferrara, Segretario Generale Istituto Universitario Europeo - Fiesole (FI)
Coordina Vincenzo Conso Segretario Retinopera
Ore 11,00 Pausa
Ore 11,30 II Sessione: Nuovi agorà, nuovi aeropaghi
Intervengono:
- Prof. Mauro Magatti, Preside della Facoltà di Sociologia Università Cattolica Sacro Cuore di Milano
- Prof. Francesco Pizzetti, Garante Privacy
- Dr. Umberto Folena, Giornalista di Avvenire
Coordina Franco Pasquali, Coordinatore Retinopera.
Ore 13,30 Pranzo
Ore 15,30 III Sessione: Le reti di tenuta sociale
Intervengono:
- Dott. Raffaele Bonanni, Segretario Generale della Cisl
- Dott. Luigi Marino, Presidente nazionale Confcooperative
- Dott. Roberto Mazzotta, Presidente Istituto Luigi Sturzo
- Dott. Giuseppe De Rita, Presidente Censis
Coordina Vincenzo Conso, Segretario Retinopera.
Ore 18,30 Conclusioni
Partecipazione alla processione eucaristica all’interno del Congresso Eucaristico nazionale
Venerdì 9 settembre
Mattino: Partecipazione alla Sessione di lavoro del Congresso Eucaristico nazionale sulla
Cittadinanza
Conclusioni del Seminario
- Chi vuole potrà poi fermarsi fino a domenica mattina, per partecipare alla fase conclusiva del Congresso Eucaristico nazionale con la Celebrazione eucaristica presieduta dal Santo Padre Benedetto XVI
- Sabato 10 settembre, dalle ore 10,00 alle ore 17,00, si svolgerà il Pellegrinaggio Nazionale delle Famiglie, promosso dal Rinnovamento nello Spirito in collaborazione con l’Ufficio CEI di Pastorale della Famiglia e con il Forum Nazionale delle Famiglie. Al termine del Pellegrinaggio avrà inizio la Veglia di attesa del Santo Padre.
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Ancona
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Seminario nazionale di RO
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Si svolgerà ad Ancona, nell’ambito del Congresso Eucaristico nazionale, dal 7 al 9 settembre p.v., il Seminario nazionale di Retinopera, sul tema: “Eucarestia e bene comune per la città”.
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CHIUSURA
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chiusura estiva
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Il nostro ufficio sarà chiuso dal 13 al 21 agosto. Per comunicazioni urgenti telefonare al 3386935411
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Pasqua 2011
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Auguri Santa Pasqua (News)
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“Educare alla vita buona del Vangelo significa farci discepoli del Signore Gesù, il Maestro che non cessa di educare a un’umanità nuova e piena” (Card. Angelo Bagnasco, Presidente della CEI)
La gioia e la luce di Cristo Risorto ci sostengano nel farci suoi discepoli per raccontare a tutti l’esperienza di Dio ed offrire al mondo la speranza e “un di piu’ di umanita’ alla storia”.
Buona Pasqua!
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Avviso
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Chiusura ufficio
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L'ufficio di Retinopera sarà chiuso dal 21 al 25 aprile.
Per comunicazioni urgenti, telefonare al cell. 338 6935411
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Conferenza Stampa
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Altre info su news
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Franco Pasquali presenta il documento post settimana sociale
Il Coordinatore di Retinopera, Franco Pasquali, parteciperà domattina, alle ore 12, nella Sala Pia del Palazzo di Radio Vaticana...
alla Conferenza Stampa di presentazione del Documento dopo la 46° Settimana sociale che, come noto, si è svolta a Reggio Calabria nello scorso mese di ottobre. Alla Conferenza stampa, moderata da Mons. Domenico Pompili, Sottosegretario della CEI, interverranno anche Mons. Arrigo Miglio, Vescovo di Ivrea e Presidente del Comitato Scientifico-organizzatore, e Edo Patriarca, Segreteraio del medesimo Comitato.
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Consiglio Direttivo
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Consiglio Direttivo
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Convocato il Consiglio Direttivo di Retinopera
Mercoledì 16 marzo, alle ore 17, presso il Centro Congressi Rospigliosi, si riunirà il Consiglio Direttivo di Retinopera.
I lavori, introdotti dal Coordinatore Franco Pasquali, dopo una verifica del lavoro fin qui svolto, si concentreranno sulle attività future, anche alla luce dei problemi che la società italiana e internazionale stanno vivendo.
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“LE NUOVE DINAMICHE DELLA RAPPRESENTANZA”
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Testo su news
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 “LE NUOVE DINAMICHE DELLA RAPPRESENTANZA”
“Vogliamo stasera aprire una riflessione che possa continuare serenamente nei nostri mondi, per giungere a nuovi traguardi condivisi che sappiano ridisegnare le nuove dinamiche della rappresentanza, per una presenza più incisiva e più efficace”.
Così Vincenzo Conso, Segretario di Retinopera, ha introdotto i lavori del Seminario di studio, “Le nuove dinamiche della rappresentanza”, svoltosi lo scorso 23 febbraio nel Salone del Centro Congressi Rospigliosi.
I lavori, presieduti dal Coordinatore di Retinopera, Franco Pasquali, si sono focalizzati sugli interventi di: Aldo Bonomi, Direttore del Consorzio A.A.S.TE;, Giuseppe De Rita, Presidente del CENSIS; Raffaele Bonanni, Segretario Generale della Cisl; Giorgio Guerrini, Presidente della Confartigianato.
In particolare, Bonomi e De Rita hanno analizzato le trasformazioni in atto, sottolineando come, negli ultimi vent’anni, l’unico motore immobile sono state le parti sociali e rilevando come i giovani sono ancora sprovvisti di rappresentanza.
Le risposte saranno possibili sono con una sussidiarietà che parta dal basso e mette insieme i soggetti capaci di fare comunità, mentre strumenti di rappresentanza, una volta contrapposti, oggi lavorano insieme, procedendo verso l’integrazione.
Bonanni e Guerrini, invece, hanno evidenziato le trasformazioni in atto nei loro Settori e quanto di nuovo sta emergendo nella ridefinizione della rappresentanza. In particolare Bonanni, dopo aver sottolineato la comune identità di vedute con quanti sono interessati concretamente a riorganizzare il lavoro, ha affermato che il contratto è il luogo dell’incontro tra impresa e lavoratori.
E’ dunque necessario ripensare il format degli interessi da rappresentare, con una presenza più efficace sul territorio, grazie ad un associazionismo socialmente vivace.
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Int. a Pasquali su archivio
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In archivio alleghiamo l'intervista al ns.coordinatore F.Pasquali apparsa su Avvenire del 6/10
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Rigenerazione del Paese,lavoro e Mezzogiorno
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Conclusioni Seminario Assisi
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Contributo alla sett.sociale(news)
(Documentazione più intervista F.Pasquali su news e archivio)
Affrontati ad Assisi i temi della rigenerazione del Paese, del lavoro e del Mezzogiorno
L’associazionismo cattolico si è confrontato ad Assisi, dal 17 al 19 settembre u.s., e ha dibattuto sull’esigenza un nuovo rinascimento fondato su una rinnovata moralità e su una ritrovata partecipazione. Occorrono – è emerso dai lavori - nuove proposte culturali orientate all’assunzione di nuovi stili di vita e di più sobri comportamenti etici, indispensabili supporti per la creazione di nuovi processi politici ed economici di porsi al servizio della crescita materiale e spirituale della persona umana.
Le relazioni del vescovo di San Marino-Montefeltro mons. Luigi Negri, del presidente dell’SWG Roberto Weber e del prof. Paolo Nepi dell’Università Roma Tre hanno messo in evidenza, tra l’altro, il ruolo di una ”minoranza creativa” che vuole esprimere il suo ruolo in una società nella quale sono presenti molte “èlite decadenti” e la disaffezione di un mondo giovanile che chiede regole certe e una chiave autenticamente meritocratica.
Riconiugare il lavoro con una responsabilità attiva nella dimensione individuale, nella dimensione associativa e nella dimensione della moralità pubblica: questa l’esigenza rilevata nel corso della sessione che ha affrontato i problemi del lavoro, sotto il profilo sindacale, con l’intervento del segretario confederale Cisl Giorgio Santini, sociale, con le parole del sociologo Mauro Magatti ed economico con le considerazioni dell’economista Flavio Felice.
E infine, la questione Mezzogiorno, affrontata al seminario di Assisi da una Tavola Rotonda coordinata dal Segretario di Retinopera, Vincenzo Conso che ne ha rilevato la grande attualità, soprattutto dopo la pubblicazione del recente documento CEI “Per un Paese solidale” che ha riproposto la centralità della questione meridionale, con uno stile profetico frutto di una riflessione condivisa, attenta, “sapiente“ della realtà”. Vi hanno preso parte il Vescovo di Piazza Armerina mons. Michele Pennisi, gli economisti Domenico Cersosimo e Giovanni Palladino e il presidente della Fondazione per il Sud Carlo Borgomeo. “Per battere le mafie – ha detto Pennisi - bisogna educare la gente, e per educare la gente bisogna essere convincenti. In famiglia, a scuola, in parrocchia, dev'essere possibile accompagnare le parole con l'indicazione di esempi efficaci; bisogna poter additare uomini e donne rappresentanti di una classe dirigente che non si ripiega su se stessa e sui propri interessi, lasciando il popolo al proprio destino, ma condivide davvero i problemi di tutti. Solo così il bene comune – ha aggiunto - cesserà di essere un'elegante astrazione, buona per abbellire i discorsi di circostanza, e diventerà un valore condiviso anche dalla gente comune. E la criminalità organizzata quel giorno avrà davvero perduto la sua triste battaglia”.
Contro quanti si adoperano per denigrare l’”inferno del Mezzogiorno”, “terra disperata che inghiotte denaro pubblico”, “regno di mafia e delinquenza”, per Cersosimo la strada da seguire è quella di superare la “sindrome del fallimento” che minaccia di impadronirsi della gente del Sud. “La mafia è imbattibile? – si è chiesto – No, ci sono le possibilità per batterla e isolarla. La scuola non funziona? Partendo da piccole iniziative si può invertire la tendenza. La pubblica amministrazione non funziona? Si possono innescare meccanismi per qualificarla. Occorre – ha concluso – una politica dei piccoli passi che proceda con costanza, senza paura di un confronto con il Nord del Paese. Il Mezzogiorno ha le forze per farcela”.
Ai lavori del Seminario è intervenuto anche mons. Arrigo Miglio, vescovo di Ivrea e presidente del Comitato scientifico-organizzatore delle Settimane sociali che si è soffermato sul significato dell’incontro di Reggio Calabria del 14-17 ottobre prossimi che, alla luce dell’esigenza che ha il nostro Paese di “riprendere a crescere”, si pone l’obiettivo di giungere alla selezione di alcuni “problemi cruciali” sui quali suscitare una ”mobilitazione di soggetti e interessi reali, vantando a proprio sostegno esperienze conoscitive e pratiche”.
Un momento di lettura della dottrina sociale della Chiesa come momento base per declinare il bene comune. E’ l’Osservatorio del bene comune che il Coordinatore di Retinopera Franco Pasquali ha presentato a conclusione della tre giorni di Assisi su “Moralità pubblica e passione civile. La sfida della rigenerazione del Paese”. Si tratta di una prima bozza, aperta ai contributi dei vari movimenti che costituiscono l’Associazione, ma l’obiettivo è chiaro: rendere comprensibile e abbordabile al popolo cristiano, ma anche a tutti i cittadini del Paese il messaggio della Chiesa utilizzando e mettendo in relazione tutti gli strumenti che l’associazionismo cattolico ha a disposizione: dalle università, ai centri di ricerca, ai centri-studi.
Quali saranno gli ambiti? Pasquali ha segnalato che saranno “quelli classici, sottolineati in modo molto forte nel Compendio della dottrina sociale”. Quattro grandi aree che vanno dalla promozione della persona, alla famiglia, ai corpi intermedi, alla politica e alle istituzioni. “Una rilettura – ha puntualizzato – che rappresenta una ulteriore sfida che può aiutare a creare un elemento di lavoro e di discernimento per l’associazionismo cattolico perché ognuno si deve sentire impegnato in prima persona a contribuire con un proprio racconto alla società del nostro Paese”.
Oltre a definire gli impegni presenti e futuri di Retinopera, Franco Pasquali ha riassunto le valutazioni emerse nei tre giorni di intenso dibattito nella Sala Stampa del Sacro Convento dove i numerosi relatori – ha rilevato – “hanno iniziato a individuare la sfida di un nuovo stile di vita, di una proposta seria e organica per una rigenerazione del Paese che parta da un esempio e da una vita che deve testimoniare ciò che andiamo a rappresentare”.
Nelle sue conclusioni, Pasquali ha evidenziato l’esigenza di combattere la fotografia dell’Italia vista dal New Street Journal come “un Paese per vecchi” o quella, delineata dal card. Bagnasco di Paese in “inverno demografico”. “Prendiamo come sfida ha detto - il fatto di dare una risposta ad un percorso per i giovani e per le famiglie che diventano i due elementi vitali per rigenerare un Paese”. In particolare, è necessario lavorare su giovani ai quali “occorre dare un’anima” visto e considerato che da una indagine statistica effettuata su giovani di elevato livello formativo tra i 35 e i 40 anni, a livello italiano ed europeo, è emerso che essi hanno una visione del futuro molto preoccupata, molto tecnocratica, molto chiusa.
Nel suo intervento Pasquali si è poi soffermato sui temi del lavoro (“è necessario rielaborare lo stesso ruolo della rappresentanza del lavoro di fronte a dinamiche che stanno esplodendo: le relazioni industriali come le conoscevamo nel secolo scorso devono essere riscritte”) e del Mezzogiorno. “I problemi del Sud – ha detto Pasquali - non sono legati alla differenza del Pil tra Nord, Centro e Meridione del Paese. Ciò che sfibra e potrà diventare dirompente è invece la dinamica civile, il percepito del senso civico. E allora è chiaro che in un dibattito sul federalismo che sta venendo avanti nel Paese, e che poi nasconde a volte anche un forte egoismo, dobbiamo essere chiari nei diritti essenziali da garantire a tutti i cittadini del Paese. Credo che l’Italia possa dare un contributo a livello globale – ha concluso - se rimane un Paese, corale, unito”.
L’ultima giornata dei lavori del Seminario di Retinopera si era aperto con una tavola rotonda su “moralità pubblica e passione civile: la sfida della rigenerazione del Paese”. In tempi in cui le aquile non ci sono più, occorre che anche le galline imparino a volare - ha rilevato Adriano Roccucci, segretario generale Comunità S.Egidio – i temi affrontati dal Seminario di Assisi rappresentano una sfida per il nostro presente, per noi cristiani, per le associazioni che fanno parte di Retinopera e dobbiamo uscire da quel sonnambulismo che ci fa camminare nella vita senza una visione.
Per Jonny Dotti, presidente Welfare Italia, la crisi attuale che ha toccato l’economia è “benedetta” perché ha evidenziato una crisi strisciante che c’era da decenni: tra pubblico e privato, tra, individuo e gruppo, tra uomo e donna, tra ambiente e territorio. Occorre un altro paradigma del vivere. Tra le soluzioni, per garantire il welfare, bisogna destabilizzare socializzando o innovare responsabilizzando. Il debito pubblico attuale è una realtà immorale, occorrono nuove istituzioni politiche che rendano viva la democrazia, nella scuola, nella sanità, nel turismo, per l’acqua, per l’energia.
Ivan Lobello, presidente di Confindustria Sicilia, ha sostenuto che la crisi morale del nostro Paese è iniziata con il crollo del muro di Berlino e con i cambiamenti che tale evento ha comportato. In Italia è mancata, insieme ad una risposta economica per affrontare il nuovo paradigma tecnologico, una analisi forte dei rapporti antropologici. La nostra società si è indebolita con la tendenza a ricercare risposte individuali, con uno scadimento complessivo della moralità pubblica e dell’esempio politico. Occorre recuperare la moralità e la passione civile con una grande battaglia culturale sul tema della società e della comunità, sostituendo l’interesse individuale, anche quello corporativo, con quello della collettività.
Riccardo Bonacina, presidente Vita Spa, si è soffermato sui problemi dell’informazione che rappresenta uno specchio deformante della realtà, che produce danni non dando una rappresentazione reale della nostra società. Dare spazio a chi è fuori dai talk show, a chi vive la vita quotidiana, a chi è esempio di moralità, ai dilettanti della vita, a chi è portatore di “bellezza” è il primo modo che l’informazione deve seguire per contribuire alla rigenerazione del Paese. Vita in borsa per crescere, per dare forza al racconto di chi “non è inferno”, ma anche per uscire dal circuito, per dare una scossa.
Di rilievo, infine, anche gli interventi del presidente di Adiconsum Paolo Landi, del presidente delle Acli Andrea Olivero (“dobbiamo essere portatori non solo di valori, ma anche di esperienze, soprattutto nel campo dei giovani”), dell’on.Carlo Casini e del presidente del Forum delle Associazioni familiari Francesco Belletti.
Un saluto e un augurio ai congressisti di Retinopera è venuto dal Segretario generale della Cei mons. Mariano Crociata che, nel corso dell’omelia della celebrazione eucaristica da lui presieduta a conclusione dei lavori, ha invocato lo Spirito per esprimere “apprezzamento e incoraggiamento per questo impegno e questo sforzo” che anche quest’anno le associazioni che si ritrovano in Retinopera hanno messo in campo “con il proposito di testimoniare che la fecondità sociale deve divenire fermento in una società radicata nel presente che guarda con fiducia e responsabilità verso il futuro”.

INTERVENTO INTRODUTTIVO DI FRANCO PASQUALI
Coordinatore di Retinopera
Siamo all’inizio dei lavori di questo incontro di Assisi, il terzo della serie che prosegue un percorso iniziato con “Povertà emergente e ricchezze negate” e proseguito con un approfondimento sull’enciclica “Caritas in veritate” sul tema “Carità, Verità, Sviluppo integrale” sino a quello odierno su “Moralità pubblica e passione civile: una sfida per la rigenerazione del Paese”. E’ un percorso che riteniamo abbastanza logico nella lettura della realtà del nostro Paese, nell’evidenziarne le forze e le debolezze.
Inizio il mio intervento facendo una breve lettura del contesto in cui viviamo. Oggi, quando si parla della situazione italiana, si dice che siamo un Paese che cresce poco o che fa fatica a crescere, un Paese un po’ sfilacciato, un Paese dai dati un po’ contrastanti, un Paese che certamente è riuscito a reggere all’ondata della crisi, ma con molti punti interrogativi.
Ma la declinazione che più mi piace e mi sollecita è quella di un giornale americano, il Wall Street Journal, che qualche giorno fa ha evidenziato, con una definizione estremamente provocatoria, che “l’Italia è un Paese per vecchi”. Credo che ciò non ci possa lasciare indifferenti in quanto questa definizione dell’Italia come “paese per vecchi” risponde anche al “grido” lanciato dal card. Bagnasco di un Paese in “inverno demografico”, cioè avviato a una “corsa verso la morte”. Un tema che certamente rende il nostro Paese più a rischio anche rispetto ad altri Paesi europei in cui bisogna avere la forza e il coraggio di dare delle risposte forti, partendo da alcuni elementi decisivi quali i giovani e le famiglie.
Ritengo che questi siano elementi fondamentali per mettere in moto un nuovo progetto di sviluppo per il Paese, un nuovo stile di vita per reagire alle situazioni che stiamo vivendo. Ma, per poter essere credibili nel lanciare un nuovo progetto di sviluppo che abbia anche la forza di condizionare gli stili di vita, occorre che alla base ci sia una rinnovata moralità e una rinnovata passione civile, altrimenti gli attori che rilanciano il progetto non sono credibili. E quindi diventa di nuovo fondamentale mettersi in gioco partendo proprio da una rinnovata moralità e da una diversa o forte passione.
Questo certamente ci impegna ad una partecipazione diversa rispetto a quella che abbiamo visto sino ad oggi e interroga ognuno di noi. Quando parliamo di un nuovo stile di vita, ci riferiamo ad un richiamo che oggi sentiamo in più campi ed anche da più personaggi, e soprattutto dai politici più giovani, dai nuovi leader europei o americani che, quando devono delineare il futuro che ci aspetta, parlano di avere il coraggio di mettere in moto una proposta di nuovo stile di vita. E’ quanto abbiamo sentito dal premier inglese Cameron, è quanto ha citato nei giorni scorsi il presidente degli Stati Uniti Obama.
Ciò ci deve anche stimolare e ridare forza a noi che siamo portatori di un obiettivo, di un nuovo modo di approcciare lo sviluppo che abbiamo di fronte. Ho provato anche a declinare in concreto nuovi stili di vita, a cercare di comprendere che cosa possa voler dire per ognuno di noi nuovi stili di vita. Può voler dire semplicemente il fatto di pagare le tasse che non è una grande rivoluzione in un Paese civile, ma sembra che lo sia in Italia visto che in questi giorni si sta parlando di una evasione all’incredibile cifra di 125 miliardi di euro.
Nuovo stile di vita vuol dire fare delle cose che ci devono richiamare tutti in modo molto corretto e forte. Lo stesso Compendio della dottrina sociale della Chiesa ci richiama a questo, ma spesso ce ne dimentichiamo. Vuol dire l’accoglienza del più debole, sia esso italiano, nordafricano o Rom, vuol dire evitare gli sprechi inutili nel cibo, nell’acqua, nell’energia. Ognuno di noi, ad esempio sciupa o butta oltre un terzo di ciò che acquista. Il buon uso dell’ambiente e del territorio, ma anche la profonda riflessione sulla vita, sulla dignità dell’uomo, della persona dal concepimento alla morte. E’ chiaro che quest’ultimo è un grande tema, ma ci dobbiamo sentire impegnati anche in tutti gli altri perché non possiamo essere testimoni soltanto nei grandissimi temi etici e su quelli che riteniamo un po’ meno fondanti possiamo scivolare, dimenticando le tasse o preferendo uno scorretto approccio al consumo o quant’altro. Di qui l’esigenza di dare dignità ad ogni azione, ad ogni scelta che facciamo, se vogliamo essere attori credibili per un nuovo umanesimo che abbia nell’accoglienza e nell’apertura una delle chiavi da lettura che ci debba caratterizzare.
Vorrei tornare sul fenomeno molto pericoloso che si registra in questi giorni relativo all’Europa e all’accoglienza o per lo meno all’approccio con i Rom che rischia di diventare a mio avviso una situazione emblematica ed estremamente delicata. Quando parliamo di nuovo umanesimo dobbiamo essere autorevoli per saperlo presentare, raccontare, leggerlo e quindi saperlo anche mettere in campo.
Come Retinopera abbiamo ragionato nei giorni scorsi anche su come dare il via ad un Osservatorio per il bene comune sul quale mi soffermerò nell’ultima giornata dei nostri lavori. Si tratta di uno strumento originale dal punto di vista dei contenuti perché deve misurare e rendere leggibile a qualsiasi persona cosa si intende per bene comune. Quindi declinare le azioni quotidiane che possano interessare ciascuno e misurarle. Deve essere originale anche nel come si costruisce, del come coinvolge tutte le realtà di ricerca e di studio che attraversano il mondo cattolico. Cioè le deve mettere in rete, deve farle lavorare assieme. Non è che incarichiamo un istituto qualsiasi per fare questo approfondimento. Dobbiamo essere noi a sviluppare tale approfondimento dentro le nostre stanze, ma in modo aperto e sinergico.
Dicevo prima che il barometro non volge al bello. Normalmente sono abbastanza ottimista, ma i fenomeni che si stanno susseguendo richiedono uno sforzo ulteriore. Penso a ciò che ha fatto il premier francese Sarkozi, per un mero tornaconto elettorale immediato: alziamo i toni così abbiamo più consenso. E’ quello che sta accadendo negli Stati Uniti con il “Tim Party”, con un ritorno a degli istinti “primordiali” nel ricercare una situazione di risposta ad un consenso difficile. Ma è anche quello che è capitato pochi giorni fa nel mar Mediterraneo con le raffiche di mitra sparate da una motovedetta libica ad un nostro peschereccio. La giustificazione che qualcuno ha cercato di dare è stata peggiore del fatto in sé, dicendo che si pensava che fossero migranti….
Sono sintomi che non ci devono lasciare indifferenti come cittadini, come cattolici, come associazioni di cattolici. E’ chiaro che le crisi danno fiato ai partiti e alle forme di aggregazione mentre si estremizzano, mentre urlano in modo forte, in modo quasi xenofobo, ecc. L’Europa peraltro ha avuto delle esperienze nella crisi dopo il 1929 che non voglio evocare, ma bisogna stare attenti perché sono situazioni pericolosissime.
Ci sono degli antidoti che noi abbiamo a disposizione e che dobbiamo usare. Un’arma e un antidoto certamente importanti sono il combattere l’ignoranza che è la madre di tante paure. Ecco perché occorrono un progetto culturale e tutte quelle azioni che tendono a migliorare e a rompere il muro dell’ignoranza, ci aiutano a creare una società migliore, ci aiutano ad aprirci e quindi danno anche una prospettiva per i nostri figli in modo più certo e più forte. Oggi, rispetto al passato, non è che dobbiamo sentirci più tranquilli come qualche studioso o teorico sostiene affermando che certe vicende non si riproporranno; oggi abbiamo dei mix anche molto più pericolosi rispetto al passato.
Oggi c’è un mix nel quale c’è anche la torre della comunicazione dei media che non era così dirompente solo alcune decine di anni fa, non solo in Italia, ma in Europa e nel mondo. E’ questo un soggetto che occorre manipolare con molta prudenza e anche con molta attenzione, perché rende tutto molto più sensibile e tutto molto più delicato da questo punto di vista e quindi aumenta ulteriormente le responsabilità. Non bisogna essere indifferenti al fatto che, per un bottino elettorale o di consenso qualsiasi, si possa cavalcare qualsiasi cosa. Ciò non è possibile. Come cattolici, come cittadini non possiamo permetterci questa situazione. Altrimenti si avvia una degenerazione che poi diventa irrecuperabile.
Voglio fare alcuni numeri per evidenziare proprio la pericolosità a cui ci stiamo avvicinando, focalizziamoci un attimo sul numero dei Rom: in Europa sono l’1,6% della popolazione, in Francia sono 400.000 in Italia 150-160.000 e sono popolazioni caratterizzate dall’avere un’altissima percentuale di bimbi, di ragazzi, essendo quasi la metà di esse in età molto molto giovane. E questo è un problema così drammatico per un Paese che viene classificato come la sesta o la settima potenza economica del mondo? Questo numero di persone è un problema tale per cui noi dobbiamo avere le reazioni che si sono viste in questi giorni? Io credo che questo sia un segnale veramente di una pericolosità estrema che contraddice tutto quello che abbiamo detto prima: l’accoglienza, l’attenzione al più debole.
Ma questo non è un principio valido solo per noi cattolici, è un principio forte per una società che crede nel futuro, che non è una società di vecchi, di vecchi nella testa… Se una società è giovane e si vede proiettata nel futuro è naturalmente aperta, non può essere chiusa. Si chiude chi ha paura del futuro. Sono questi gli elementi che debbono caratterizzare il nostro operato. Mi ha colpito alcuni giorni fa, e credo debba allarmare tutti, la dichiarazione di una ragazza Rom che era in un campo mentre lo stavano traslocando. Con molta serenità ha detto: “non siamo cani, ma siamo uomini”. Credo che sia un manifesto che la dice lunga e che ci debba interrogare tutti. E’ un fatto che non è avvenuto trent’anni fa, ma tre giorni fa.
Territorio o terreno da lavorare ce n’è. Ce n’è tanto anche su questo versante. E non è neanche lontano da casa. Un problema che poi ci riguarda per la nostra crescita è come gestire l’accoglienza, come gestire l’inclusione, come gestire anche il problema Nord-Sud del Paese, perché tra le varie cose, oltre ad essere un “Paese per vecchi”, come sosteneva il giornale americano, certamente il nostro è un Paese che si sta allontanando, si sta divaricando tra Nord e Sud. Dobbiamo essere chiari e in grado di analizzare i problemi del Sud, che vanno denunciati perchè ci sono situazioni drammatiche, come la criminalità, che non può essere certamente sottaciuta, né sottovalutata, ma dobbiamo anche dirci una cosa in modo molto chiaro: il Sud è un pezzo di questo Paese, un pezzo di noi stessi e non può essere lasciato da solo. Non possiamo trovare una situazione per il Sud che non veda un profondo intervento di tutto il nostro Paese.
Non sono uno di quelli che teorizzano e che sostengono che ormai al Sud sono state date troppe risorse, che ha anche speso male, e che quindi è ora che gli attori del Sud si rimbocchino le maniche e sappiano reagire. E’ vero che devono saper reagire, ma il Paese come tale deve essere presente, non possiamo dare nessun segnale di abbandono a questa parte decisiva del Paese. E’ questo un altro aspetto che ci renderà possibile un futuro migliore o meno. Non possiamo sottacere questo aspetto: è un fatto importante, decisivo per come far crescere e per come dare una risposta ad un Paese che vuole “avere un progetto diverso di sviluppo”, che come ho detto prima vuole vedere e partire dai giovani e dalle famiglie.
Ma se non sottolineiamo queste cose allora la questione diventa banale e trita e ritrita, senza lo sporcarsi le mani nell’impegnarsi. A questo proposito credo che sia da evidenziare anche il documento che i vescovi hanno diffuso qualche mese fa: “Per un Paese solidale: Chiesa italiana e Mezzogiorno”. Credo sia interessante e importante al di là dei contenuti che già di per sé hanno un loro valore, ma proprio per il documento in quanto tale, per l’attenzione al Sud, anche se nato per celebrare la ricorrenza di tante situazioni. Si tratta di un segnale forte lanciato per stimolare una risposta organica per il nostro Mezzogiorno. Cito solo alcuni titoli. Ho apprezzato molto, per esempio, quello che recita: “Guardare con amore al Mezzogiorno” che introduce una dimensione che credo ci debba appartenere sempre più, visto che viviamo in una società sempre più rancorosa, paurosa e timorosa. Mettiamoci dunque qualche termine e qualche impegno più alto. “Guardare con amore al Mezzogiorno” credo che sia il termine giusto: per capirne le potenzialità, come ricordano i vescovi, verso il Mediterraneo, ma anche senza sottacere la piaga della criminalità organizzata che certamente ha ormai in mano territori molto importanti.
Forse uno dei pochi baluardi credibili sono rimaste le parrocchie e qualche testimone civile che poi ricorderò. Su questi bisogna fare leva per bonificare questi territori. Non dobbiamo, come mondo cattolico, avere paura di denunciare che la criminalità organizzata in tre o quattro regioni ormai ha preso il sopravvento, rappresenta il vero momento statuale o, più che statuale, culturale di quelle realtà. Perché il fatto drammatico è che è ancora più profondo rispetto ad un discorso di presenza fisica. Una presenza culturale che richiede una risposta culturale e di testimonianza molto forte. E per questo nel documento dei vescovi, quando si cita la necessità della questione educativa, che ovviamente tutti sentiamo, e si richiama poi – e questo lo trovo nuovo e bello – alla scuola dei testimoni.
Come abbiamo detto prima, quando parliamo di moralità, di etica, di senso civico, la colla dei testimoni è fondamentale. Si cita, ad esempio, don Pino Puglisi, ma è importante richiamare altri testimoni credibili nel Sud. Voglio citare anche il sindaco di Pollica di questi giorni. Anche questi sono fenomeni che non devono lasciarci indifferenti. E’ attorno a testimoni credibili che dobbiamo mettere in moto la nostra reazione, che peraltro, come realtà dell’associazionismo cattolico, delle diocesi, o delle parrocchie abbiamo anche sintetizzato nel progetto di Policoro di cui si parla solo nel mondo cattolico, e che è più o meno conosciuto. Sono esempi importanti di cui occorre evidenziare la dirompenza e la positività, esempi da far crescere e attorno ai quali creare dei dibattiti. Come peraltro è capitato tra quattro associazioni – penso a Rinnovamento dello spirito, alle Acli, a Coldiretti a Caritas – per uno dei progetti sulle carceri. Ma se questo sono gli ultimi, ne possono nascere tanti altri di progetti.
Sempre per essere coerenti nei riguardi del tema che abbiamo messo a sviluppo, abbiamo accennato al discorso dei giovani e della famiglia. Sui giovani vorrei soffermarmi un attimo in riferimento al lavoro. E’ chiaro che dobbiamo cominciare ad etichettare il lavoro. Ciò significa che c’è bisogno di buon lavoro, di lavoro regolare, di un lavoro che dà al lavoratore una dignità e una sicurezza. Se non ci sono questi elementi fondamentali non si creano le premesse di credibilità del lavoro, sia nei confronti dei giovani, sia nei confronti della possibilità di questi di rimettere in moto le famiglie.
Non possiamo restare indifferenti. Il mito della flessibilità e di alcune altre storie che hanno caratterizzato il lavoro nel secolo scorso, è chiaro che vanno rideclinate. Dobbiamo trovare nuove dinamiche dalla lettura di questa situazione. In questi giorni si stanno ridiscutendo fatti fondativi nel rapporto industriale tra sindacati, lavoratori e imprese e certamente credo che il mondo cattolico non possa chiamarsi fuori dal partecipare a questo dibattito, anche elaborando e mettendo a frutto le originalità che ci appartengono della dottrina sociale della Chiesa.
Il momento è propizio, è facile essere ascoltati oggi su questo tema, perché peraltro, c’è poca elaborazione. Nel mondo del lavoro tutto si è fermato - me lo avete già sentito dire quando abbiamo fatto quel bel seminario di Retinopera sul lavoro - al Libro bianco di Biagi. Bellissimo, ma stiamo parlando del secolo scorso. Stiamo parlando di un lavoro encomiabile ma che guardava ad uno sviluppo che non teneva conto della la crisi che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo. Oggi dobbiamo saper progettare ciò che abbiamo di fronte, partendo anche dagli importanti contenuti che abbiamo vissuto, ma senza sentirci appagati. Dobbiamo elaborare e sforzarci anche di rileggere questa situazione.
Non possiamo accettare che, proprio perché la globalizzazione abbassa le garanzie, dobbiamo tutti prospettare una società futura con meno garanzie. Dove sta scritto questo? Non è possibile pensare il futuro peggiore del passato. Che sogno diamo, che utopia creiamo? E’ questo uno degli elementi che rende il Paese ancora più vecchio e noi invece abbiamo bisogno di portare avanti e di creare un futuro convincente per il nostro Paese. E’ chiaro che non è sopportabile avere il 26% di disoccupazione nei giovani al di sotto dei 24 anni, oltre a quei 2 milioni che non lavorano né studiano nel nostro Paese. E’ una realtà estremamente pesante.
Dobbiamo anche rideclinare il tema del come produrre meglio nel lavoro, il tema della produttività che, quasi come un mantra, viene sempre richiamato da tutti i commentatori, senza che poi si entri nel merito e si propongano soluzioni. Sembra quasi che ci sia una colpa atavica dei lavoratori italiani che non lavorano, che sono dei fannulloni. Il problema non è questo, è molto più complesso: organizzazione del lavoro, investimenti e tecnologie, ecc. è tutta una situazione che andrebbe declinata, altrimenti sembra proprio che il colpevole sia il lavoratore fannullone. Non dico che non ce ne siano, ma va ridata dignità a chi lavora ed anche alla sua presentazione.
Intendo dire che è necessario che anche noi ci rimbocchiamo le maniche nel ridare una rielaborazione culturale al lavoro in un Paese in cui certamente la mobilità sociale, rispetto alle valutazioni che facevamo nel primo Seminario, non è certamente migliorata, ma è peggiorata. L’’”ascensore sociale”, come si dice con termine sociologico, è fermo al piano 0; siamo tra i Paesi più arretrati da questo punto di vista e anche ciò contribuisce a farci essere un Paese arretrato, vecchio perché non dà stimoli nell’andare avanti. Quindi il “buon lavoro” credo che possa essere un titolo accattivante per essere percorso nella sua elaborazione.
Ho accennato agli anticorpi che dobbiamo mettere in moto. Certamente sono molto più di ieri per le nostre possibilità associative. Non a caso in questi giorni si parla molto di “big society”, quella della rilettura del grande ruolo della società. Se ne parla, ovviamente, perché non ci sono risorse. Molte sono state bruciate nell’intervenire per salvare la finanza e adesso ci sono meno disponibilità per salvare l’operatività reale. E allora da Cameron a Obama – politicamente c’è la par condicio – si cita la necessità di mettere in campo la “big society”, la grande società, i grandi corpi intermedi, ecc. Prendiamo il lato positivo: mettere in campo i corpi intermedi della società civile è un modo di leggere la sussidiarietà che dobbiamo raccogliere.
E’ necessario accogliere questa sfida, sapendo che può essere effettivamente un antidoto vero. E questa sfida va inquadrata in un Paese, l’Italia, che ha una originalità nella società civile molto importante da presentare a livello europeo e anche oltre. E’ una società, la nostra, caratterizzata da una percentuale altissima di persone impegnate in momenti associativi, in sindacati, in cooperative. Arriviamo a valori che sfiorano il 30% dei cittadini del nostro Paese, percentuali veramente importanti che possono costituire un momento forte per il rilancio vero di un modello di sviluppo diverso.
Ovviamente sono convinto che questo sia nelle nostre possibilità. E qui credo che il mondo cattolico possa dire molto perché gran parte dell’associazionismo è cattolica e quindi non è che competa ad altri. E’ nella capacità e nella forza delle nostre associazioni di colloquiare tra di loro la chiave per dare forza a questo fenomeno. Senza tralasciare il fatto che non è poi che tutto l’associazionismo vada benissimo. C’è anche qui la necessità di rigenerare alcune situazioni, di legare l’associazionismo di più ai territori in cui opera, nel senso di fare in modo che si apra di più se è abituato a fare comunità interna, che si colleghi di più alle comunità di territorio, che sappia parlare al suo interno, che incentivi ulteriormente la partecipazione, che sappia rendere evidente la progettualità.
Non si parte da zero, ci sono buoni presupposti per fare questo. Si parte da un livello altissimo. Pensiamo alla cooperazione che credo sia uno degli elementi forti del nostro Paese, che peraltro vede nel mondo cattolico, di nuovo, uno degli elementi fondanti e fondativi. La cooperazione ha quasi 12 milioni e mezzo di persone impegnate come soci o a vario titolo. Magari ci saranno pure alcune critiche sui soci formali e non reali, ma si parte da cifre importantissime. E quindi la cooperazione è una delle altre sfide che ha di fronte il nostro Paese. Una cooperazione che vede nel mondo cattolico un attore. C’è la necessità di rielaborare un percorso per essa, anche perché le alcune anime della cooperazione italiana oggi stanno segnando il passo, non hanno più un momento elaborativo e preferiscono concentrarsi sull’attività d’impresa facendo scelte che, comunque, non sono tali da supportare una sfida come quella che abbiamo davanti oggi.
L’associazionismo che fa riferimento alla cultura cattolica, invece, ha una dimensione molto più adatta ad affrontare le sfide future che abbiamo davanti. Credo che su questa peculiarità noi dobbiamo lavorare molto. Quando parlo di associazionismo penso anche alla crisi che sta attraversando. Quando dico “crisi” prospetto un mutamento delle rappresentanze degli interessi sia del sindacato rappresentante degli operai, sia delle rappresentanze degli imprenditori. Quello che sta capitando in questi giorni con la Fiat non sta mettendo in discussione solo una parte del sindacato o il sindacato, ma sta mettendo in discussione la Confindustria, il grande momento di rappresentanza delle imprese di questo Paese. E allora, è chiaro che c’è movimento e che ci sarà una situazione diversa tra poco tempo.
Io credo che noi dovremo essere presenti in questo dibattito. Ma come? Innanzitutto mettendo sul campo i valori della dottrina sociale della Chiesa, la centralità dell’uomo, la dignità dell’uomo e quello che noi vediamo come momento fondante. Ma penso anche ad un collegamento con le comunità di territorio, con le nostre comunità. Non si può più pensare ad un progetto “globale-locale”, un progetto che guarda al mondo, e che non abbia anche una fortissima attenzione alle comunità in cui viene inserito. E’ chiaro che dovrà trasformare la stessa essenza di molti contratti di lavoro, degli ammortizzatori sociali, delle infrastrutture che dovranno sostenere il lavoro. Penso agli asili nido, ma anche a tutte quelle situazioni che indubbiamente fanno parte di una proiezione di futuro per un buon lavoro.
Essere attori credibili. E’ questo uno degli elementi fondamentali. Tutta questa realtà si può smuovere e muovere solo se siamo attori credibili. E lo diventiamo se lo siamo come testimoni, se siamo coerenti, se abbiamo una moralità non solo dichiarata, ma praticata. Oggi non è più possibile predicare in un modo e agire in un altro. Personalmente non riesco più a vedere la sfera privata e la sfera pubblica. Sono distinzioni non possibili in chi è impegnato in una sfida epocale di cambiamento di stili di vita e di modello di sviluppo. Non si possono fare sconti su questo, bisogna essere in grado di dare una testimonianza molto chiara.
Peraltro il Compendio della dottrina sociale della Chiesa questo ce lo chiarisce molto bene quando parla di una esemplare testimonianza di vita, sia nell’economico, sia nel sociale, sia nel politico. A noi cattolici questo è maggiormente richiesto, non possiamo essere “a gettone”, attenti ad una situazione e non ad un’altra. Anche questo dibattito sulla moralità, sul moralismo e quant’altro, io credo che sia fuorviante per il cittadino qualsiasi.
E allora, ci sono pesi e misure diverse? No, non ci sono. Bisogna essere corretti, bisogna essere coerenti nella vita privata come in quella pubblica, nelle scelte che si fanno e nei dibattiti che si vanno a fare. Credo che sia questo ciò che ci è richiesto oggi e da questo punto di vista anche i richiami continui al fatto di ripartire da una moralità ripresa – l’altro giorno anche il presidente della Repubblica Napolitano ha ricalcato un richiamo classico del mondo cattolico: occorre un clima di rilancio morale della politica; la politica richiede spessore culturale, preparazione e appunto moralità – sono richiami che noi abbiamo sempre messo in campo e che dobbiamo anche essere puntuali attori nel dichiararli e metterli avanti.
Credo che i lavori che sono stati fatti con l’agenda delle Settimane sociali, che è uno dei tanti percorsi che vengono a frutto da parte del mondo cattolico, siano proprio nati dall’esigenza di saper intercettare tutte queste varie spinte. Non a caso, alla fine, dopo un ampio dibattito dentro il gruppo di cui faccio parte – per cui dire che si è lavorato bene è doveroso – si è arrivati a definire una agenda di cinque punti sulla quale si soffermerà nel corso dei lavori del Seminario mons. Miglio: l’intraprendere, l’educare, l’includere, il fatto della mobilità sociale e il fatto del federalismo solidale nel nostro Paese. Richiami che nel dibattito dell’agenda vengono fatti, ma che, a livello trasversale, hanno sempre la necessità di rilanciare una moralità forte, un senso civico vero e una nuova passione anche nel fare e nel governare la presenza nel nostro Paese.
Per ultimo, il mondo cattolico e la passione civile. Ritengo che il mondo cattolico, a differenza di ciò che lamentano tanti, soprattutto cattolici, sia significativo. Credo che lo sia in termini di proposte, in termini di consensi elettorali, in termini di apporto alla società civile. Ma allora dov’è la debolezza di questa significanza? Certamente si fa poca rete, si fa poca massa critica, ma non possiamo non rilevare la vivacità dei nostri movimenti. Pensiamo a tutto quello che è capitato in queste ultime settimane con un fiorire di incontri, convegni e proposte. Poi, se qualcuno ci vuol trovare in mezzo la questione del distinguo tra una associazione e l’altra, onestamente, se andiamo a vedere i contenuti di fondo, vedo molti punti di unità più che di divisione. E’ chiaro che se poi andiamo sul versante di vedere come ci si approccia ai partiti, allora il discorso inizia a diventare un po’ diverso.
La mia visione è che in una democrazia moderna, globalizzata, le forme associative hanno una valenza e una dignità politica pari ai partiti. Fare politica? La si fa anche dentro le associazioni e, a volte, vediamo che le dinamiche decisionali o i flussi decisionali che oggi caratterizzano il nostro Paese e non solo il nostro, ma anche a livello europeo, non sono più gli stessi di venti o trenta anni fa. Sono vie molto diverse nelle quali non so se conti di più un parlamentare eletto così come è eletto oggi nel nostro Paese o un alto dirigente di una associazione presente in questa sala. Dovrebbero contare tutti e due tantissimo, a mio avviso, ma forse tra i due quello che si sente meno realizzato è il parlamentare. Questo la dice lunga anche sulla passione che ci può essere nel modificare il Paese.
E quindi è una responsabilità diretta che occorre per rompere il clima di tecnocrazia culturale, di titubanza e di paura del futuro. Mi ha colpito una rilevazione, che il prof Weber dell’SWG poi ci spiegherà, fatta alla luce di una ricerca sulla classe dirigente. I giovani tra i 35 e i 40 anni che occupano già posizioni importanti, manifestano paura del futuro. Sono tecnocrati, manca ad essi un sogno e quindi, proprio perché loro lo stimolo di un sogno, sono chiusi e timorosi. Ciò certamente non giova a creare quella realtà nuova che io ritengo sia possibile.
Concludo ricordando il bel richiamo che ci ha fatto mons. Crociata quando è venuto al nostro Consiglio alcuni mesi fa nel corso del quale, a proposito di Retinopera, dava questa sottolineatura: “luogo di discernimento sociale della presenza dei cattolici italiani nella società, teso a promuovere una presenza nel sociale che faccia sentire l’identità cristiana, capace di tradursi e animare un modo significativo di costruire la convivenza civile. Quindi ridare dignità al lavoro, centralità alla famiglia, alla questione giovanile e riqualificare la scuola”. Io credo che questi siano compiti importanti. Noi cerchiamo con i seminari, con gli incontri romani di approfondimento, quei percorsi comuni che adesso dovremo assemblare anche sull’Osservatorio per il bene comune.
Siamo arrivati anche con un po’ di fatica a trovare percorsi comuni che facciano andare in sinergia tutte le nostre associazioni. Si poteva pensare subito a una formazione comune tra le varie associazioni, ma sappiamo bene che è un tema non facile da percorrere, forse non è neanche opportuno perché si perdono le ricchezze delle varie associazioni. Si potevano individuare altre situazioni? Bene, abbiamo visto che l’Osservatorio che via via costruiremo è un fatto nuovo, una esperienza originale e come tale più propensa a raccogliere i contributi di tutti. Nessuno si sente leso, tutti possono portare qualcosa e contribuire a costruire qualcosa di nuovo e significativo nel nostro Paese. E’ una delle prime esperienze. Poi ne potranno nascere tante altre. Questo è anche uno dei frutti che possiamo e dobbiamo mettere in moto stando appunto nelle responsabilità che ci competono.
Spero di aver dato anche il senso di ciò che ha motivato la Segreteria di Retinopera per preparare questa tre giorni di Assisi e quindi auguro veramente a tutti noi una buona discussione e vi ringrazio ancora per l’attenzione.
LE CONCLUSIONI DI FRANCO PASQUALI
Coordinatore di Retinopera
Voglio ringraziare quanti si sono adoperati per la buona riuscita della tre giorni di Assisi. Indubbiamente il seminario di quest’anno è stato ricco e l’impegno che ci si è presi, cioè quello di cominciare a individuare la sfida di un nuovo stile di vita, di una proposta seria e organica per una rigenerazione del Paese credo che parta da quello che anche nel corso degli interventi di questa mattina abbiamo sentito e cioè da un esempio e da una vita che deve testimoniare quello che andiamo a rappresentare.
Non trovo differenze tra moralità pubblica e moralità privata. L’uomo è uno solo e la sua credibilità, la credibilità della sua proposta si ha proprio nella continuità di quello che si riesce ad esprimere. Credo che siamo stati fedeli nel prendere l’impegno preso di leggere l’oggi e di proiettarci verso il futuro nel lavoro di questi tre giorni. Un richiamo che peraltro mons. Crociata ci faceva al primo Consiglio d’insediamento nella primavera di quest’anno e ci invitava al buon discernimento, al leggere come cattolici, la società nel dare un contributo attivo anche nel momento forte di un progetto che guardi anche ad un acculturamento, ad una capacità di trasmettere il nostro pensiero, i nostri valori e le nostre proposte.
Sono convinto che occorrano proposte chiare e un racconto comprensibile per far emergere le cose positive. Questo è un tema che ci deve attraversare in modo forte, che ci aiuta anche ad elaborare con coerenza progetti anche coraggiosi perché essere sempre semplici, chiari e comprensibili è un imperativo per noi che rappresentiamo un associazionismo popolare e dobbiamo continuamente saperlo interpretare.
All’inizio dei lavori ho citato una frase che mi sembrava estremamente stimolante, tratta dal New Street Journal, che diceva che “l’Italia è un Paese per vecchi” e una frase del card Bagnasco che parlava di “inverno demografico”. Credo che questa sia una fotografia dirompente, oltre che, per quanto riguarda il quotidiano americano, una valutazione rancorosa. Se c’è un “inverno demografico” che guarda al futuro allora significa che c’è poca generosità, c’è poco amore, c’è quindi una miscela che ci impedisce di fare qualsiasi grande ragionamento.
Prendiamo come sfida il fatto di dare una risposta ad un percorso per i giovani e per le famiglie che diventano i due elementi vitali per rigenerare un Paese. Mi sono piaciuti alcuni concetti emersi anche questa mattina come quello di “rinnovare gli apparati concettuali”, una valutazione che deve appartenere alla nostra sfida. Partendo da un altro aspetto che voglio sempre sottolineare, l’associazionismo in cui noi oggi operiamo è un attore politico, significante e - lo sottolineo nuovamente - noi abbiamo una grande responsabilità perché concettualmente tutti voi che siete in questa sala avete profonde responsabilità reali e dirette nel Paese, nell’oggi del Paese.
Bisogna saper leggere il futuro, ma qui, in questa sala, c’è già una massa critica che può condizionare il futuro del nostro Paese. Dobbiamo cercare di mettere condizionamenti con il progetto. Nell’analisi di questi giorni abbiamo visto anche che segnali preoccupanti ci sono sull’elite del futuro. Mi ha allarmato molto l’analisi del Presidente SWG Weber, in base alla quale i giovani di elevato livello formativo tra i 35 e i 40 anni, a livello italiano ed europeo, hanno una visione del futuro molto preoccupata, molto tecnocratica, molto chiusa. C’è un gran lavoro da fare su di essi perché manca loro l’anima, manca anche questa visione utopica del futuro che noi dobbiamo mettere in campo.
Nel racconto che abbiamo messo in moto, a mio avviso, è anche molto migliorato il lessico che stiamo adoperando tra di noi. O noi ci siamo abituati ad un certo tipo di lessico, oppure iniziamo anche a sforzarci per capirci meglio tra di noi.
Credo che i lavori di oggi dovranno costituire, per il primo Consiglio di Retinopera, anche un momento di analisi perché sono scaturite molte proposte e anche alcuni elementi che personalmente ritengo vadano riletti e anche rilanciati iniziando da questa mattina. Abbiamo sentito alcune proposte di creare dei momenti simbolici che certamente sono importanti, di creare anche una forte azione anche corale per il senso civico da dare al Paese. Credo che questo noi lo possiamo veramente mettere in moto e che ci competa.
In questi giorni abbiamo parlato anche molto di lavoro, un tema che ci ha appassionati nella discussione. Noi abbiamo il dovere di rileggere il lavoro. In modo un po’ provocatorio ho sostenuto che noi ci basiamo su elementi che sono un po’ passati, che vanno bene in parte, che vanno sicuramente rimessi in moto. Santini ci ha spiegato come anche la Cisl, un grande sindacato, oggi si trovi in mezzo al guado, nel rielaborare lo stesso ruolo della rappresentanza del lavoro di fronte a dinamiche che stanno esplodendo. Le relazioni industriali come le conoscevamo nel secolo scorso devono essere riscritte. Dobbiamo allora rielaborare i fondamentali del lavoro, e i fondamentali devono partire dal lavoratore, dall’uomo che con il lavoro è un creatore. Da questo concetto nasce il rispetto, il buon lavoro, nasce tutta una coerenza che noi dobbiamo mettere dentro a questo.
A proposito di impegno anche nel presente noi dobbiamo accompagnare i soggetti che sono direttamente esposti nella rappresentanza, nel lavoro e nelle imprese. Agli episodi di intolleranza di questi giorni certamente non possiamo assistere senza intervenire. E dobbiamo intervenire elaborando, stando vicino a un prodotto culturale che deve accompagnare questa nuova ridefinizione delle relazioni industriali, del ruolo del lavoro. Non possiamo arrivare in ritardo. Dobbiamo impegnarci oggi. E’ questo il richiamo che mi sento di fare e che credo Retinopera, nella sua originalità associativa, possa dare. Retinopera è inclusiva, è aperta, sono nate altre esperienze, per esempio il forum delle associazioni del lavoro. Benissimo, ma è un pezzo. Retinopera, assieme, ha dei momenti associativi di rappresentanza, dei movimenti ecclesiali, delle associazioni di varia vocazione e carismi, è una ricchezza che non esiste in Italia, come momento di fucina di nuove elaborazioni. Allora non dobbiamo sentirci espropriati se qualcuno va ad elaborare alcuni pezzetti singoli, ma abbiamo un patrimonio da sviluppare fortissimo. E questo sarà uno degli impegni che nel Consiglio porteremo e rilanceremo, per creare un supporto forte a chi nei vari momenti si esprimerà su questa tematica che è fondamentale, per i giovani e per molte parti del Paese dove ci sono percentuali drammatiche di disoccupazione.
E un’altra considerazione sul Sud. Sono rimasto molto colpito da alcune accentuazioni di forte preoccupazione verso il Mezzogiorno, una forte preoccupazione di sfilacciamento del Paese. Tutti i nostri interlocutori hanno puntualizzato che i problemi del Sud non sono legati a una differenza di Pil tra Nord, Centro e Sud del Paese. O meglio non sarà il Pil a sfibrare ulteriormente il Paese. Ciò che sfibra e potrà diventare dirompente è certamente la dinamica civile, il percepito del senso civico. E allora è chiaro che in un dibattito sul federalismo che sta venendo avanti nel Paese, e che poi nasconde a volte anche un forte egoismo, dobbiamo essere chiari nei diritti essenziali da garantire a tutti i cittadini del Paese. Credo che l’Italia possa dare un contributo a livello globale se rimane un Paese, corale, unito. Non possiamo pensare di andare verso delle derive dai futuri incerti. Dico questo perché c’è anche una dinamica fuori dal nostro Paese che dobbiamo tenere presente. L’Europa non ci aiuta a stare insieme. Non sono né un sociologo né un politologo, ma se per esempio guardiamo all’Europa vediamo anche in questi giorni dei fenomeni preoccupanti di egoismo come la vicenda dei Rom in Francia. Per una realtà come l’Europa è veramente un segnale di grave invecchiamento se ha paura di piccole popolazioni e inizia ad avere atteggiamenti xenofobi così forti. Ma detto ciò l’Europa si deve preoccupare per le dinamiche che ha al suo interno. Sembra una storia lontana da noi, ma non è così: il Belgio sta discutendo in modo sempre più drammatico di una sua divisione dolce. Ve la immaginate l’Europa se il Belgio si divide? Occorre preparare degli anticorpi pesantissimi per non far nascere una deriva lenta che trova come scorciatoie, per non risolvere problemi di coesione, quelle di andare verso una divisione dolce europea.
Noi non ci possiamo posizionare tra quelli che accompagnano questa situazione. Sul Sud mi è piaciuto un richiamo fatto da un relatore che ha iniziato ad elencare tra le priorità che lui vedeva, al primo posto, quella di combattere il fatto della non presenza scolastica. Se pensiamo a questo significa che iniziamo a pensare in modo serio e forte. Partiamo dai giovani e dai ragazzi. Se non investiamo lì è chiaro che il futuro non si può mettere a frutto.
Ringrazio anche chi è riuscito a intercettare il concerto dei percussionisti cui abbiamo assistito ieri sera: è una risposta a un Paese che invecchia. Una iniziativa molto giovane, forse un po’ d’avanguardia che inizialmente ci ha lasciati un po’ stupiti, ma alla fine il prodotto è stato decisamente interessante. Ragazzi che suonavano con una passione incredibile, con una bravura incredibile. Non era una relazione, ma ci ha dato uno stimolo bello e coraggioso al fare.
Gli impegni di Retinopera che sono usciti da questo nostro confronto, frutto anche delle segreterie dei Consigli, si possono sintetizzare in pochi punti. Dobbiamo patrimonializzare i lavori di questi tre giorni e questo è nella vita dell’Associazione. L’aspetto che emerge da quello che abbiamo visto è il fatto che, come associazioni che ci troviamo dentro Retinopera, sarebbe importante avere soprattutto in questi momenti una gestione migliore delle agende per patrimonializzare al massimo gli eventi che noi facciamo nel momento in cui ci riuniamo con Retinopera. Abbiamo avuto una ricchezza di eventi in questi giorni da parte di tutte e 18 le associazioni, da Rimini, a Senigallia, a Perugia. Cose belle da valorizzare.
Continueremo il lavoro dei seminari e degli incontri a livello nazionale proprio per il lessico che dobbiamo costruire. Sugli incontri a livello nazionale romano abbiamo discusso un attimo su come approfondire i prossimi seminari di approfondimento e ci vorremmo concentrare sull’esame dell’associazionismo, vista l’attualità che in questi giorni abbiamo sia come necessità di ripensare e di rimettere in moto una base culturale proprio su questo, pensiamo anche al tema della “big society” che viene chiamata in causa adesso che non ci sono più soldi e la sussidiarietà viene scoperta da tutti compreso Cameron e Obama e anche in Italia avremo sicuramente una riscoperta di questo.
Certamente è la stagione per avere una analisi, una lettura forte dell’associazionismo, della società organizzata nel nostro Paese, quali dinamiche le possiamo dare un contributo e rimetterla in moto. L’altro aspetto che metteremo a frutto sarà anche l’esame di un seminario sulla accoglienza, la coesione e l’immigrazione che diventa una ulteriore lettura che dobbiamo codificare in modo molto forte. Continueremo anche, visto l’interesse che hanno avuto, gli incontri istituzionali – come quello che abbiamo fatto con il ministro Alfano – Credo che questo modello su tematiche molto alte possa avere una sua funzionalità.
E concludiamo con un prodotto cui abbiamo deciso di dare priorità: l’Osservatorio del bene comune. Oggi siamo pronti a lanciare la prima bozza a cui tutti i movimenti dovranno un attimo rimettere le mani. Cos’ha di particolare questo Osservatorio? Vuole essere un momento di lettura della dottrina sociale della Chiesa come momento base per declinare il bene comune. E’ questo il contenuto che dovrà sviluppare. Renderlo comprensibile e abbordabile al popolo cristiano da un lato ma a tutti i cittadini del Paese ed oltre. Questa è la prima sfida. L’altra è il metodo con cui dovrà essere fatto. Dovrà mettere in moto e relazionare tutti gli strumenti che l’associazionismo cattolico ha a disposizione: dalle università, ai centri di ricerca, ai centri-studi proveremo a impegnare tutti, ognuno a svolgere un pezzo di lavoro. Un altro impegno è quello di renderlo comprensibile e leggibile, presentandolo come risultati, minimo volte l’anno, da alcune situazioni.
Gli ambiti saranno quelli classici, sottolineati in modo molto forte nel Compendio della dottrina sociale. E da lì noi li declineremo. Gli ambiti del bene comune troveranno questo tipo di confine, e i soggetti del bene comune anche. Valorizzeremo dalla famiglia, a tutti i vari momenti relazionari che si mettono in moto per arrivare praticamente a quattro grandi aree che sono la promozione della persona, la famiglia, i corpi intermedi, la politica e le istituzioni. Queste dovrebbero essere le grandi aree in cui si mette in moto un Osservatorio che ha l’ambizione di rileggere anche tanti elementi e tanti dati che oggi abbiamo a disposizione, ma che non sono letti sotto questa lente. E’ questa una ulteriore sfida che credo possa aiutare a creare un elemento di lavoro e di discernimento per l’associazionismo cattolico perché poi ognuno si deve sentire impegnato in prima persona. Credo che anche questo sia un altro fatto per evidenziare l’esperienza viva, reale, la vita comune nella quale ognuno può dare una sua reale risposta. Credo che questo sia un elemento che ci competa: relazionare le associazioni per renderle poi visibili con un loro racconto alla società del nostro Paese.
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Seminario Assisi
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Programma Seminario (su news)
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“Moralità pubblica e passione civile. La sfida della rigenerazione del Paese”
Assisi, Sala Stampa Sacro Convento, 17-19 settembre 2010
Venerdì 17 settembre
Ore 16.00 Inizio dei lavori
Momento di preghiera presieduto da
S.E. Mons. Domenico Sorrentino, Arcivescovo di Assisi
Saluti:
- Padre Giuseppe Piemontesi, Custode Sacro Convento
- Sindaco di Assisi
Introduzione del Coordinatore, Franco Pasquali
I Relazione: “Moralità pubblica e passione civile nella storia
d’Italia”
Prof. Francesco Bonini
Coordinatore Servizio Nazionale CEI
per il Progetto Culturale
II Relazione: “Le minoranze creative: Una riflessione
biblica e teologica”
Prof.Dr.Armand Puig i Tàrrech
Preside della Facoltà Teologica di Catalogna
(Barcellona, Spagna)
“Per un’agenda di speranza” .
Intervento di S. E. Mons. Arrigo Miglio, Vescovo di Ivrea
Presidente del Com. Scientifico-organizzatore delle Settimane Sociali
Ore 19.15 Chiusura dei lavori
Ore 20,30 Cena in Hotel
Sabato 18 settembre
Ore 7.15 Celebrazione della S. Messa sulla Tomba del Santo
Presiede S.E. Mons. Domenico Sorrentino, Arcivescovo
Vescovo di Assisi
Ore 9.15 I Sessione
“Dalle elites in decadenza alle minoranze creative.
Una risposta dall’impegno dei laici associati”
Coordina: Claudio Gentili, Direttore de “La Società”,
Membro della Segreteria di Retinopera
Intervengono:
Mons. Luigi Negri, Vescovo di S. Marino-Montefeltro;
Dott. Roberto Weber, Presidente SWG;
Prof. Paolo Nepi, Università Roma Tre;
Ore 11.00 Fine I Sessione; pausa
Ore 11.15 II Sessione
“Moralità pubblica, passione civile e lavoro”
Coordina: Maurizio Giordano, Presidente Nazionale UNEBA,
Membro della Segreteria di Retinopera
Intervengono:
Giorgio Santini, Segretario Confederale Cisl;
Mauro Magatti, Sociologo;
Flavio Felice, Economista.
Ore 13.30 Pranzo presso l’Hotel Subasio
Ore 15.30 III Sessione
“Moralità pubblica, legalità, passione civile e Mezzogiorno”
Coordina: Vincenzo Conso, Segretario di Retinopera
Intervengono:
Mons. Michele Pennisi, Vescovo di Piazza Armerina;
Dr. Pietro Grasso*, Capo della Procura Nazionale Antimafia;
Domenico Cersosimo, Economista;
Giovanni Palladino, Economista-esperto di problemi del Sud;
Carlo Borgomeo, Presidente Fondazione per il Sud;
Franco Cassano*, Sociologo.
Ore 19.00 Chiusura dei lavori
Ore 20.00 Cena in Hotel
Ore 21.30 Concerto offerto alla Città
Domenica 19 settembre
Ore 9.00 Tavola Rotonda
“Moralità pubblica e passione civile. La sfida della rigenerazione
del Paese”.
Coordina: Adriano Roccucci, Segretario g. Comunità S. Egidio,
Membro della Segreteria di Retinopera
Intervengono:
Dott. Riccardo Bonacina, Presidente Vita S.p.A;
Dott. Ivan Lobello, Presidente Confindustria Sicilia;
Dott. Jonny Dotti, Presidente Welfare Italia.
“Il nostro impegno”
Franco Pasquali, Coordinatore Retinopera
Ore 11.30 Chiusura dei lavori
Ore 12 Celebrazione della Santa Messa nella Basilica Superiore
Presiede S.E. Mons. Mariano Crociata,
Segretario Generale della CEI
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Assisi
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Comunicato stampa Seminario
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Dal 17 al 19 settembre prossimo si svolgerà ad Assisi, presso la Sala Stampa del Sacro Convento, l’annuale Seminario di studio di Retinopera, sul tema: “Moralità pubblica e passione civile. La sfida della rigenerazione del Paese”.(Continua su news)
Con il Seminario, l’associazionismo cattolico si confronta su un tema di particolare attualità, con un richiamo alla responsabilità personale nell’essere attori di una società nuova che guardi al futuro con un modello di sviluppo appetibile per l’uomo.
Il Seminario consentirà a tutte le 18 organizzazioni facenti parte di Retinopera di farsi promotrici di nuove proposte culturali orientate all’assunzione di nuovi stili di vita e di più sobri comportamenti etici, indispensabili supporti per la creazione di nuovi processi politici ed economici di porsi al servizio della crescita materiale e spirituale della persona umana.
Il Seminario si aprirà con il saluto delle Autorità locali e proseguirà con l’intervento introduttivo del Coordinatore, Franco Pasquali cui seguiranno alcune riflessioni storiche e teologiche sulla materia.
Nei giorni seguenti si alterneranno vari relatori, che affronteranno i temi dell’impegno dei laici associati e della moralità pubblica e passione civile nel mondo del lavoro e nella realtà del Mezzogiorno.
I lavori si chiuderanno domenica mattina con una Tavola Rotonda sul tema: “Moralità pubblica e passione civile: la sfida della rigenerazione del lavoro” e con la celebrazione della Santa Messa presieduta da Mons. Mariano Crociata, Segretario Generale della CEI.
Roma, 10 settembre 2009
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Assisi
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Seminario Nazionale Assisi2010
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Seminario Nazionale ad Assisi dal 17 al 19 settembre prossimo
L'annuale Seminario nazionale di Retinopera, anche quest'anno, si svolgerà ad Assisi, presso la Sala Stampa del Sacro Convento, dalle ore 16 di venerdì 17 settembre, al pranzo di domenica 19 settembre sul tema:
"Moralità pubblica e passione civile. La sfida della rigenerazione del Paese"
In attesa del programma definitivo, si può scaricare la scheda di partecipazione con le relative notizie tecnico-logistiche.
Per ulteriori informazioni, telefonare in Segreteria o al cell. 338 6935411.
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Retinopera
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Chiusura ufficio
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Il nostro ufficio resterà chiuso dal 5 al 29 agosto.
Per comunicazioni urgenti, telefonare al cell. 338 6935411
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GRATITUDINE AL CARDINALE BAGNASCO
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Comunicato completo su News
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GRATITUDINE AL CARDINALE BAGNASCO ED IMPEGNO PER ALIMENTARE LA CULTURA DELLO STARE INSIEME Siamo grati al Cardinale Presidente della CEI, Angelo Bagnasco, per la lucida analisi nella quale ha evidenziato i problemi maggiori che sta vivendo la società italiana ed ha espresso la volontà dei Vescovi italiani di “andare incontro al mondo contemporaneo”, per interpretarne le attese, annunciare Gesù Cristo ed offrire una parola di speranza all’uomo contemporaneo che sembra smarrirsi sempre di più. In questo quadro, vogliamo assumere pienamente la realtà del lavoro che il Cardinale ha definito strategica insieme alla famiglia.
Una realtà in cui bisogna aiutare gli uomini e le donne del nostro tempo a riscoprirne il senso per “sentirsi utili quali attori di crescita e di sviluppo”. Per questo, uniamo le nostre voci a quelle dei nostri Pastori per chiedere a tutti un supplemento d’impegno affinché, pur nella persistente crisi economica, si trovi uno spiraglio di luce per assicurare a tutti, ai giovani soprattutto, un lavoro dignitoso, rinforzando “i soggetti che meglio esprimono le qualità del territorio e più possono assorbire e rimotivare leve del lavoro”.
In tal senso, Retinopera, insieme alle sue Associazioni, ribadisce l’impegno ad alimentare la cultura dello stare insieme”, per un discernimento comunitario che ci porti ad individuare percorsi condivisi insieme alle diverse realtà del mondo cattolico, per un lavoro in rete che faccia emergere nuove testimonianze di impegno.
Franco Pasquali
Coordinatore
Roma, 24 maggio 2010
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ANCHE NOI STIAMO CON IL PAPA
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ANCHE NOI STIAMO CON IL PAPA
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Domenica 16 maggio p.v. anche noi saremo in Piazza San Pietro, per ribadire il nostro affetto filiale e la nostra adesione al Magistero di Papa Benedetto XVI.
Continua su News ...
Ma anche per ribadirGli la nostra vicinanza e solidarietà, mentre la Sua persona è fatta oggetto di vergognosi attacchi senza senso. Noi stiamo con Pietro perché dove c’è Pietro c’è la Chiesa e se Pietro soffre tutta la Chiesa soffre. Pregheremo quindi con Lui e, ancora una volta, ascolteremo la Sua parola per ricevere orientamenti valoriali che vogliamo tradurre in vita vissuta ed offrire al Paese una nuova speranza per superare le difficoltà del momento. L’ultima enciclica di Papa Benedetto XVI, “Caritas in Veritate”, ci offre un quadro completo di riferimento che noi vogliamo concretizzare in nuovi itinerari di solidarietà per una più giusta convivenza civile, in cui ciascuno possa realizzare i propri desideri.
Franco Pasquali
Coordinatore Retinopera
Roma, 11 maggio 2010
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Retinopera incontra il Ministro Alfano
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Leggi il comunicato su "NEWS"
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RETINOPERA INCONTRA IL MINISTRO ALFANO SULLA PROPOSTA DI RIFORMA DELLA DISCIPLINA DEGLI ENTI DEL PRIMO LIBRO DEL CODICE CIVILE

“Allineare gli strumenti del Codice Civile ai passi in avanti che ha fatto la società civile, cercando un consenso dalla realtà viva, dai protagonisti della sussidiarietà”.
E’ quanto si è posto il Ministro della Giustizia, on. Angelino Alfano, incontrando il Consiglio Direttivo di Retinopera, il più importante network d’ispirazione cristiana operante nel sociale in Italia, per un confronto sulla filosofia progettuale da proporre al Governo circa la Delega per la riforma delle persone giuridiche e delle associazioni non riconosciute, disciplinate nel primo libro del Codice Civile.
I membri del Consiglio Direttivo, rappresentanti delle diciotto organizzazioni che compongono Retinopera, hanno espresso unanimemente un consenso ideale di fondo sul provvedimento rappresentato dal Guardasigilli, sottolineando, al contempo, la ricchezza di espressioni e di sensibilità creative rappresentate dal tavolo interassociativo.
Il Ministro Alfano ha precisato che si tratta di una sfida culturale che camminerà sul binario costituito dagli art. 118 e 2 della Costituzione, ed ha ribadito la necessità di coinvolgere tutte le diverse espressioni che nel Paese onorano il principio di sussidiarietà orizzontale e di solidarietà anche nelle fasi successive del processo di riforma.
Il Coordinatore di Retinopera, Franco Pasquali, ha ringraziato il Ministro Alfano ed ha ribadito l’interesse di Retinopera a proseguire nella collaborazione per il bene comune del Paese, auspicando che l’iter legislativo proceda spedito e che si arrivi in tempi ragionevolmente brevi all’approvazione dei nuovi provvedimenti.
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ESPRESSIONE DELLA CORALITA’
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Comunicato Stampa su "NEWS"
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RETINOPERA ESPRESSIONE DELLA CORALITA’ DELLA CHIESA ITALIANA NELLA VITA SOCIALE “Nel rispetto delle specificità di ciascuno è importate che Retinopera dia voce alla coralità della Chiesa italiana nella vita sociale, in un momento storico particolare”.
Lo ha affermato il Segretario generale della CEI, Mons. Mariano Crociata, concludendo i lavori del Consiglio Direttivo di Retinopera, “luogo di discernimento sociale della presenza dei cattolici italiani nella società”, teso a “promuovere una presenza nel sociale che faccia sentire l’identità cristiana capace di tradursi e animare un modo significativo di costruire la convivenza civile”.
Il Consiglio Direttivo di Retinopera, all’inizio dei lavori introdotti dal Coordinatore Franco Pasquali, ha espresso la propria comunione con il Santo Padre e i Vescovi italiani, sottoposti in questi giorni ad attacchi concentrici, miranti a neutralizzare il loro ruolo magisteriale e profetico. Per questo bisognerà vigilare concretizzando un rinnovato cammino educativo per una nuova mentalità e nuovi stili di vita eticamente motivati, coniugando questione antropologica e questione sociale nell’attuale situazione politico-sociale ed economica in cui i cattolici italiani sono chiamati a ridare dignità al lavoro, centralità alla famiglia e alla questione giovanile, a riqualificare la scuola.
Il Consiglio Direttivo di Retinopera invita quindi le proprie organizzazioni ad essere più presenti sul territorio, assumendone problemi e sfide, ridando cultura al popolo cattolico, educando alla responsabilità e dando un contributo originale per lo sviluppo del Paese.
Roma, 9 aprile 2010
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Auguri
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Auguriamo una buona Pasqua
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“….la sequela di Cristo richiede come primo passo il risvegliarsi della nostalgia per l’autentico essere uomini e così il risvegliarsi per Dio.(continua su news...)
Richiede poi che si entri nella cordata di quanti salgono, nella comunione della Chiesa. Nel «noi» della Chiesa entriamo in comunione col «Tu» di Gesù Cristo e raggiungiamo così la via verso Dio. È richiesto inoltre che si ascolti la Parola di Gesù Cristo e la si viva: in fede, speranza e amore. Così siamo in cammino verso la Gerusalemme definitiva e già fin d’ora, in qualche modo, ci troviamo là, nella comunione di tutti i Santi di Dio”.
(Benedetto XVI,Domenica delle Palme 28.3.2010
A Voi, alle Vostre famiglie e ai Vostri collaboratori auguriamo una buona e Santa Pasqua.
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Incontro di approfondimento di Retinopera
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Ripensare il lavoro
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 Si è svolto a Roma, il 22 febbraio u. s., un incontro di approfondimento promosso da Retinopera.Riportiamo la relazione introduttiva di S.E. Mons. Mario Toso. Consulta l'Archivio
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Sud protagonista del proprio sviluppo
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Chiesa e Mezzogiorno
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Chiesa e Mezzogiorno Sud protagonista del proprio sviluppo
di Paolo Lòriga
Consulta il documento completo in Archivio...
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Retinopera
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Orario ns ufficio
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Gli uffici di Retinopera sono aperti dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle 13.00.
Info: retinopera@libero.it / 0668891439
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COSTRUIRE UN PENSIERO SOCIALE COMUNE
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Rieletti gli organi
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DI FRONTE ALLE SFIDE DELLA QUESTIONE SOCIALE,
COSTRUIRE UN PENSIERO SOCIALE COMUNE DEI CATTOLICI ITALIANI
Confermati, nel loro incarico, i Responsabili uscenti
Il Consiglio Direttivo, eletto dall’Assemblea di Retinopera nei giorni scorsi, ha confermato Franco Pasquali nell’incarico di Coordinatore e Vincenzo Conso nell’incarico di Segretario.
Il Consiglio Direttivo ha pure confermato i membri della Segreteria: Salvatore Martinez, Adriano Roccucci, Maurizio Giordano e Claudio Gentili.
Nel corso dell’Assemblea è stata ribadita la validità dello strumento “Retinopera”, soprattutto di fronte alla pesantezza della crisi che rende attuale questo strumento.
In tal senso, è stato ribadito l’obiettivo di continuare le diverse iniziative di approfondimento, concretizzando l’Osservatorio del bene comune e stimolando le Associazioni su nuovi ambiti di riflessione e di impegno, per la costruzione di un pensiero sociale comune dei cattolici italiani, di fronte alle sfide dell’odierna questione sociale.
Per questo, l’Assemblea e il Consiglio di Retinopera hanno sottolineato la necessità di aumentare l’impatto comunicazionale, per essere più incisivi nella realtà sociale del nostro Paese, cogliendo quelle sfide che ci possono aiutare a costruire un nuovo futuro.
In questo quadro, Retinopera accoglie con grande attenzione e interesse il nuovo Documento dei vescovi italiani, “Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno” e si impegna a sviluppare una nuova riflessione e diverse iniziative per aiutare le nostre comunità a capire che “il bene comune è molto più della somma del bene delle singole parti” per un rinnovato cammino di solidarietà nel nostro Paese, teso a “promuovere un autentico sviluppo di tutto il Paese”.
Roma, 25 febbraio 2010
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RETINOPERA
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RETINOPERA
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CONTRIBUIRE A SVELENIRE IL CLIMA GENERALE.PIENA SINTONIA CON IL PENSIERO DEL PRESIDENTE DELLA CEI
La Segreteria di Retinopera, in piena sintonia con i contenuti della Prolusione del Presidente della CEI, Card. Angelo Bagnasco, alla recente Assemblea dell’Episcopato italiano, si sente impegnata a salvaguardare quel sentire comune che ci può aiutare ad arginare il “progressivo ritiro dei cittadini nel proprio particolare” ed a “svelenire il clima generale”.Il Paese, infatti, esige da tutti un impegno effettivo per una svolta radicale nei comportamenti di ciascuno, attraverso un supplemento d’impegno che aiuti a vincere quei sentimenti di odio che sembrano concretizzarsi nei rapporti sociali e politici. Sentimenti di odio che non aiutano la soluzione dei problemi e, anzi, li distorcono .Come, ad esempio, il ragionamento viziato sul presupposto che il Crocifisso possa costringere ad una professione di fede.In realtà, il Crocifisso esprime la nostra cultura e l’identità ed è un simbolo che può aiutarci a mantenere coesa la società intorno a valori tradizionali e fondanti. Per questo, la Segreteria di Retinopera invita le proprie Organizzazioni ad impegnarsi affinché il Paese possa tornare a crescere per una concreta giustizia sociale che solleciti la responsabilità di ciascuno e generi una coscienza comune, per superare gli interessi particolaristici, a favore del bene comune.E ciò sarà possibile attraverso il cambiamento degli stili di vita di ciascuno e di un nuovo modo di essere presenti nella vita sociale del nostro Paese, imparando anche a pagare di persona, per “gettare ponti” e superare intolleranza ed incomunicabilità per riannodare, come ci chiede il Santo Padre Benedetto XVI, relazioni fondate sulla riconciliazione e sulla fraternità.
Roma, 16 novembre 2009
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Rassegna Stampa
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Seminario Assisi
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Assisi 2009
 Assisi 2009: vai alle notizie cliccando su "news"
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Corriere Cesenate
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Politica campo di missione
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Nella prolusione pronunciata dal cardinale Angelo Bagnasco in apertura dei lavori del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana, vi era un passaggio sul quale conviene tornare. Diceva il presidente della Cei che “la Chiesa non cessa di raccomandare ai giovani e all’intero laicato la strada non solo del volontariato sociale, ma anche della politica vera e propria, nelle sue diverse articolazioni, quale campo di missione irrinunciabile e specifico”.
Un richiamo che convoca l’attenzione dei credenti, soprattutto dei giovani, alle responsabilità che scaturiscono dal Battesimo e dalla Cresima, alla vocazione vissuta con coerenza là dove la Provvidenza invia ad annunciare e testimoniare la “buona notizia”: nella famiglia, nel lavoro, nella scuola, nella ’città’.
Purtroppo assistiamo a un degrado intollerabile del “come” viene gestita l’amministrazione della cosa pubblica. Più che la ricerca del bene comune che è il bene integrale di tutta la persona, assistiamo ogni giorno alla corsa sfrenata del proprio particolare interesse, o comunque della ostentazione della propria immagine, seppure mascherata da nobili dichiarazioni, spesso tuttavia esibite, talvolta imposte, attraverso un circo mediatico che rinuncia alla propria libertà e dignità, pur di ossequiare il prepotente di turno.
All’indomani del Concilio, si assistette a una riflessione ed elaborazione culturale che prolungava, per i nuovi tempi, le premesse già poste dai primi capitoli della Dottrina sociale della Chiesa. Poi tutto venne a raffreddarsi, forse perché l’entusiasmo di quella stagione non era stato supportato da un adeguato sforzo culturale e progettuale (costretti, si fa per dire, a gestire il potere per non soccombere alla minaccia del totalitarismo di marca sovietica). Certamente per il sopraggiungere della stagione di Mani Pulite. Dimenticando quanto era venuto maturando negli anni della “Resistenza”, quando si posero le basi per la ricostruzione del Paese e della Nazione. Rimuovendo la presenza e l’eredità dei padri fondatori della Nuova Italia, per molti dei quali la Chiesa stava, nel frattempo, avviando il “processo di canonizzazione”.
Ed ora che fare? Intanto mettere a tema l’impegno politico come la più alta forma di carità nella riflessione e opera di discernimento che devono animare le nostre comunità, nel più ampio contesto della “sfida educativa”. Con quale sbocco operativo? Una scelta che può approdare agli “schieramenti” già definiti (ma lo sono davvero?) o mettendo in cantiere altri progetti? Qui si gioca la responsabile libertà di ogni credente. Quanta fatica però, per non dire della tentazione di rimanere a guardare, infastiditi.
La convocazione messa in atto da “Retinopera” che altre volte è stata presentata ai lettori,può essere un’opportunità da non trascurare.Si va al dialogo, tuttavia, e si partecipa alla costruzione della polis, solo se si ha piena coscienza della propria identità che è garantita dalla appartenenza “libera e forte” alla Chiesa.
di Piero Altieri
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LA VOCE – SOCIETA’ - PERUGIA
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Assisi convegno nazionale
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Tradurre in azioni concrete la Caritas in veritate: con questo scopo si sono sviluppati, dal 18 al 20 settembre ad Assisi, i tre giorni del convegno nazionale di Retinopera, realtà che comprende 18 aggregazioni laicali cattoliche. Retinopera è nata con l’obiettivo di mediare la dottrina sociale della Chiesa come forma di impegno dei credenti nella società. “Carità, verità e sviluppo integrale” il tema dell’appuntamento, aperto con il saluto del segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata, e dell’arcivescovo di Assisi, mons. Domenico Sorrentino.
“Non spetta alla Chiesa prospettare soluzioni tecniche per la politica degli Stati, ma le compete un irrinunciabile dovere di annuncio, testimonianza e presenza”, ha ribadito mons. Crociata, ricordando che ai credenti non basta “qualche discorso morale”. “Siamo invece spronati a sviluppare, in dialogo con tutte le persone di buona volontà, una nuova ed approfondita riflessione sul senso e sui fini dell’economia e della stessa vita sociale”, a partire dalla consapevolezza – come scrive Benedetto XVI – che “la questione sociale è diventata radicalmente questione antropologica”.
Di qui la necessità di sviluppare lo “statuto di cittadinanza” del cristianesimo nella vita e nella cultura contemporanea, grazie a “uomini retti” che provengono dal “vasto e complesso mondo cattolico”, il cui contributo è “importante e atteso per il bene comune nel passaggio significativo e incerto di questi anni”. “Proseguire nei momenti comuni di elaborazione”, “attivare un Osservatorio sul bene comune” e “innervare sempre più la presenza delle associazioni sul territorio” sono le indicazioni emerse dai lavori, evidenziate dal coordinatore di Retinopera, Franco Pasquali. Tra gli impegni, dunque, quello di un “Osservatorio per far comprendere – ha precisato Pasquali – cosa significa il bene comune nel nostro Paese e come tradurlo in azioni concrete”. Ma anche “riprendere le indicazioni dell’ultima enciclica di Benedetto XVI”, promuovendo un “ambientalismo che abbia al centro l’uomo” e comportamenti di consumo responsabile.
In vista della prossima Settimana sociale, che si terrà a Reggio Calabria nell’ottobre 2010, il presidente del Comitato scientifico e organizzatore, mons. Arrigo Miglio, ha invitato a “partecipare alla costruzione dell’Agenda di speranza”, obiettivo della settimana, “individuando una serie di problemi cruciali che investono il Paese”. In questo compito, nel quale si stanno coinvolgendo le diverse realtà che compongono la società italiana, proprio Retinopera “è un interlocutore privilegiato – ha precisato mons. Miglio – poiché comprende numerose associazioni, espressione di una società civile viva e attiva”.
Quattro gli snodi dell’enciclica affrontati al convegno: il lavoro, l’ambiente, le migrazioni e l’educazione. Ragionando sul binomio carità-giustizia, proposto dal Papa, Carlo Costalli, presidente nazionale del Movimento cristiano lavoratori (Mcl), ha sottolineato come oggi sia necessario rivalutare la centralità del lavoro, il suo essere una vocazione, aspetto fondamentale della libertà. “Sarà compito delle nostre associazioni – ha detto – proporre degli itinerari di formazione per adottare nuovi stili di vita, per garantire una tenuta morale della società, così come ci ha esortato Benedetto XVI”.
Per il sociologo Michele Colasanto è necessario “avviare una via al lavoro di tipo comunitario”, mentre il teologo Francesco Compagnoni ha richiamato i cattolici a “collaborare con il mondo del lavoro, portando le nostre idee e la nostra riflessione etica”. Di “convergenza” su tale tematica tra le diverse realtà del mondo cattolico ha infine parlato Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la sussidiarietà.
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Radio Vaticana
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Mons. Crociata a Retinopera
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“Non spetta alla Chiesa prospettare soluzioni tecniche per la politica degli Stati, ma le compete un irrinunciabile dovere di annuncio, testimonianza e presenza”. E’ quanto ha detto ieri mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, aprendo il seminario nazionale su “Carità, Verità, Sviluppo integrale”, organizzato in questi giorni ad Assisi da “Retinopera”, una iniziativa che riunisce alcune importanti realtà aggregative del laicato ecclesiale italiano. Il presule ha chiamato i cattolici a dare il loro importante contributo “per il bene comune nel passaggio significativo e incerto di questi anni” a partire dalla consapevolezza – come scrive Benedetto XVI – che “la questione sociale è diventata radicalmente questione antropologica”. Sugli obbiettivi del seminario, che si svolge alla luce dell’Enciclica Caritas in Veritate, Paolo Ondarza ha intervistato Vincenzo Conso, segretario nazionale di Retinopera: R. – Quest’anno in particolare riflettiamo sulla nuova Enciclica perché ci offre alcuni capisaldi fondamentali per individuare quello che può essere un nuovo modello di sviluppo. Noi crediamo che sia necessaria da parte di tutto il laicato cattolico una riflessione approfondita su quelli che sono questi aspetti dell’Enciclica. Noi in particolare li metteremo in evidenza quattro: il lavoro, l’ambiente, l’emigrazione e la questione educativa.D. – Tante voci diverse, questa è poi la forza di Retinopera. Ma come far sì che su tematiche calde come quelle che lei ha elencato si possa intavolare un confronto costruttivo?R. – Non annacquando la propria identità, anzi riaffermandola ma nello stesso tempo facendo qualche passo indietro: non tutto quello che io penso e dico è giusto, ma il giusto bisogna cercarlo insieme in uno sforzo comune, anche di mediazione, non svilendo però i valori essenziali. D. -La vostra riflessione ha obiettivi ambiziosi che poi sono gli obiettivi evangelici. Non puntate, infatti, ad un’Italia unita solo nella solidarietà ma nella fraternità. Come realizzare questo obiettivo che a molti può sembrare utopiaR. - Solo attraverso un cambiamento di mentalità: del resto l’Enciclica propone dei concetti profetici, rivoluzionari. A parte i grandi discorsi che spettano ai grandi, c’è una parte in cui il Papa richiama personalmente ciascuno di noi a rivedere appunto i propri stili di vita che sono improntati adesso all’edonismo e al consumismo e, quindi, stili di vita più sobri improntati ai valori fondamentali, quali appunto la solidarietà e la fraternitàD. - Ci vuole una vera e propria inversione di rotta?R. – Certo. Un’inversione di rotta che ci aiuti a pensare che le cose possono cambiare, cambiando appunto i comportamenti personali.
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Avvenire
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La Chiesa annuncia/testimonia
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Il segretario generale della CEI,il Vescovo Mariano Crociata,non poteva essere più chiaro sulla necessità di cambiare registro.Per uscire da questa crisi non basta "unqualche discorso morale"e la Chiesa italiana è pronta a dare il suo contributo,che è "importante e atteso"e si manifesterà attraverso "una nuova ed approfondita riflessione sul senso e sui fini dell'economia e della stessa vita sociale".Perchè è ormai chiaro che "siamo di fronte a una stagione del ritrovare legami e connessioni che potrà determinare nuovi assetti e inedite prospettive".La questione sociale è diventata radicalmente questione antropologica.questo è lo scenario per il segretario generale della CEI,che ieri è intervenuto al convegno di Retinopera su "Carità,verità e sviluppo integrale"in corso fino a domani ad Assisi.Uno scenario di crisi e cambiamenti economico-sociali,prima ancora che politici,ma non per questo meno dirompenti.Ecco,allora, la sollecitudine perchè nel mondo cattolico si inizi "una stagione del ritrovare legami e connessioni"-così l'ha chiamata il vescovo-e che questo contribuisca alla"auspicabile uscita"dalle difficoltà,che"potrà determinare nuovi assettie inedite prospettive".Di più,sulla natura di quegli assetti,Crociata non ha detto,lasciando che a parlare siano ora,la Caritas in Veritate e il "dinamismo della testimonianza sociale" cui i cattolici "sono chiamati con particolare urgenza".Insomma,un invito in piena regola all'impegno,indirizzata a quegli uomini retti il cui contributo è importante e atteso nel passaggio significativo e incerto di questi anni,nei quali la Chiesa,avrebbe commentato poco dopo,vuole raccogliere la sfida "di sviluppare lo statuto di cittadinanza del cristianesimo nella vita e nella cultura contemporanea".Questa chiamata è stata rafforzata da un incoraggiamento esplicito ai presidenti delle diciotto associazioni che compongono Retinopera e al suo Coordinatore Franco Pasquali ,il quale,ha illustrato una strategia fatta di teritorio,diritti di cittadinanza,ecologia e rivalutazione del mondo cooperativo.Salutato dal custude del Sacro Convento,padre Giuseppe Piemontese,dal vescovo di Assisi, monsignor Domenico Sorrentino e dal sindaco Claudio Ricci,Crociata ha preso la parola prima che il seminario sviscerasse il tema dello sviluppo umano con monsignor giampiero del Toso,sottosegretario del pontificio Consiglio Cor Unum e il professor Alberto Lo Presti,storico delle dottrine politiche dell'Università Pontificia Tommaso D'Aquino.Il segretario generale della CEIha rivendicato alla Chiesa"un irrinunciabile dovere di annuncio,testimonianza e presenza"particolarmente "nel passaggio significativo e incerto di questi anni",per quanto,ha spiegat,"non spetta alla Chiesa prospettare soluzioni tecniche per la politica degli Stati".Analogamente, sul fronte bioetico la Chiesa, ha sottolineato, "guarda ai progressi della scienza con fiducia e al tempo stesso con avvertito senso critico".Il medesimo con cui monsignor Arrigo Miglio,presidente della commissione CEIper i problemi sociali e il lavoro,ha presentato l'agenda che sta mettendo a punto il comitato preparatorio delle Settimane Sociali,presiedute appunto dal vescovo di Ivrea.Anche Miglio a insistito sul dovere dell'annuncio:"Non faremo un'agenda di programmi politici ma di problemi prioritari per il cammino e lo sviluppo nel nostro Paese"."Per uscire dalla crisi non basta un qualche discorso morale,ma serve una nuova e approfondita rflessione su economia e vita sociale".Questa agenda sarà il frutto di un discernimento comunitario, che si svilupperà all'interno del mondocattolico ma anche con i laici che hanno a cuore il bene comune.Miglio non ha nascosto quanto sarà difficile scegliere tra le tante emergenze della società italiana ed ha anticipato che probabilmente si tornerà all'antico, cioè alle prime Settimane Sociali dei cattolici che affrontavano "temi caldi" come i contratti di lavoro e le questioni agrarie .Effettivamente il commentop finale di Miglio non poteva essere di maggiore attualità: la Chiesa italiana parteciperà alla festa dei 150 anni dell'Italia e lavorerà perchè il Paese resti unito,giacchè "un' Italia separata in qualsiasi modo dal sud sarebbe un' Italia più povra.Noi vogliamo lavorare perchè il Paese resti unito e non si indebolisca".
Paolo Viana
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Radio Vaticana
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Mons.Crociata a Retinopera
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Senza fraternità, non c’è vera solidarietà. Attorno a questa convinzione ruota il seminario nazionale di Retinopera in corso da oggi fino a domenica ad Assisi sul tema “Carità, verità, sviluppo integrale”. Ad aprire i lavori l’intervento del segretario generale della Cei, mons. Crociata che ha sottolineato “l’importante contributo dei cattolici per il bene comune nella società contemporanea”. Le associazioni e i movimenti laicali appartenenti a Retinopera si confrontano attorno all’enciclica di Benedetto XVI Caritas in Veritate per ribadire l’urgenza, di fronte alle sfide della crisi economica, di nuovi stili di vita più sobri e più etici.
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La stampa.it
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La Cei: "Presto nuovi assetti
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ASSISI
Il mondo cattolico è stato «provvidenziale» nella storia dell’Italia: oggi deve ricompattarsi e ricucire i suoi «legami e connessioni» per contare di più, e «dare un contributo importante e atteso per il bene comune nel passaggio significativo e incerto di questi anni»: è l’indicazione che Mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, consegna al convegno ad Assisi di "Retinopera", cartello che riunisce le principali organizzazioni cattoliche del Paese.
Come il resto del pianeta, anche l’Italia, continua il numero due dell’episcopato italiano, si sta misurando con una crisi economica dai molteplici risvolti, «la cui auspicabile uscita potrà determinare nuovi assetti e inedite prospettive». Per questo - dice, citando l’ultima enciclica di Benedetto XVI, la "Caritas in Veritate" - «lo sviluppo è impossibile senza uomini retti, senza operatori economici e uomini politici che vivano fortemente nelle loro coscienze l’appello al bene comune». Sul tema caldo, specie in queste settimane, dell’impegno dei cattolici in politica, parla anche mons. Arrigo Miglio, responsabile degli affari sociali e del lavoro dell’episcopato nazionale. «Noi mondo cattolico - afferma - abbiamo da offrire all’Italia di oggi qualcosa di molto diverso da quello che viene offerto ogni giorno e l’Italia ci chiederà in "solido" della nostra responsabilità ; non verremo interpellati come singoli movimenti, ma come insieme».
Di qui, l’appello del presule - che ripropone alla lettera una frase pronunciata dal Papa lo scorso anno a Cagliari - per una nuova generazione di politici cattolici. Di qui, la promessa che la Chiesa cattolica festeggerà, nel 2011, i 150 anni dell’unità di Italia, pur se quell’evento segnò la fine del Regno pontificio e gravi tensioni tra i cattolici dell’epoca. Le celebrazioni - spiega il vescovo - ci aiutano a capire il «patrimonio» comune del Paese, le «nostre radici antiche». Anche se forme di federalismo, nell’ambito di un «quadro costituzionale», possono essere accettate, esse - ammonisce Miglio - non devono ledere il concetto di solidarietà. «Un Italia separata in qualsiasi modo dal Sud, sarebbe un’Italia più povera». «La chiesa - sintetizza - lavora perchè il Paese resti unito e non si indebolisca». La platea segue attenta: il coordinatore di "Retinopera", Franco Pasquali, in sfida alla Lega, invita i cattolici a tornare a presidiare il territorio, oltre che a riconquistare temi come l’ambiente. Il dibattito è appena agli inizi. Già domani i principali rappresentanti dell’associazionismo cattolico si confronteranno sul che fare, all’ombra della grande basilica di San Francesco di Assisi.
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Giornata di riflessione sulla formazione
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Formazione socio-politica
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“Lo sviluppo umano ha bisogno di cristiani” (C.V. n. 79)
Giornata di riflessione sulla formazione socio-politica
(Roma, Aula Magna Pontificia Università Gregoriana, Piazza della Pilotta, 17 dicembre 2011 )
Ore 9,30 Saluto del Rettore della Pontificia Università Gregoriana,
Padre Francois-Xavier Dumortier, S.J.
Introduzione ai lavori
Franco Pasquali, Coordinatore e Vincenzo Conso, Segretario
Relazioni
1. Contenuti per un cammino
Card. Angelo Bagnasco, Presidente della CEI
2. Radiografia della situazione presente
Prof. Mauro Magatti, Università Cattolica S. Cuore - Milano
Confronto/dibattito fra le Associazioni
Ore 13.00 Buffet
Ore 14,15 Ripresa del dibattito
Ore 15,30 Il nostro impegno per un itinerario di formazione
Franco Pasquali, Coordinatore di Retinopera
Ore 16,00 Conclusione
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Giornata di riflessione sulla formazione
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Formazione socio-politica
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“Lo sviluppo umano ha bisogno di cristiani” (C.V. n. 79)
Giornata di riflessione sulla formazione socio-politica
(Roma, Aula Magna Pontificia Università Gregoriana, Piazza della Pilotta, 17 dicembre 2011 ) [programma completo su news]
Ore 9,30 Saluto del Rettore della Pontificia Università Gregoriana,
Padre Francois-Xavier Dumortier, S.J.
Introduzione ai lavori
Franco Pasquali, Coordinatore e Vincenzo Conso, Segretario
Relazioni
1. Contenuti per un cammino
Card. Angelo Bagnasco, Presidente della CEI
2. Radiografia della situazione presente
Prof. Mauro Magatti, Università Cattolica S. Cuore - Milano
Confronto/dibattito fra le Associazioni
Ore 13.00 Buffet
Ore 14,15 Ripresa del dibattito
Ore 15,30 Il nostro impegno per un itinerario di formazione
Franco Pasquali, Coordinatore di Retinopera
Ore 16,00 Conclusione
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Giornata di riflessione sulla formazione
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Formazione socio-politica
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“Lo sviluppo umano ha bisogno di cristiani” (C.V. n. 79)
Giornata di riflessione sulla formazione socio-politica
(Roma, Aula Magna Pontificia Università Gregoriana, Piazza della Pilotta, 17 dicembre 2011 ) [programma su news]
Ore 9,30 Saluto del Rettore della Pontificia Università Gregoriana,
Padre Francois-Xavier Dumortier, S.J.
Introduzione ai lavori
Franco Pasquali, Coordinatore e Vincenzo Conso, Segretario
Relazioni
1. Contenuti per un cammino
Card. Angelo Bagnasco, Presidente della CEI
2. Radiografia della situazione presente
Prof. Mauro Magatti, Università Cattolica S. Cuore - Milano
Confronto/dibattito fra le Associazioni
Ore 13.00 Buffet
Ore 14,15 Ripresa del dibattito
Ore 15,30 Il nostro impegno per un itinerario di formazione
Franco Pasquali, Coordinatore di Retinopera
Ore 16,00 Conclusione
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La Stampa
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Qualcosa di nuovo
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C’è grande movimento all’interno della Chiesa cattolica in vista della riunione del gruppo dirigente dei Vescovi che da oggi affronterà il dopo Boffo e la posizione dei cattolici in politica. La fibrillazione della politica italiana sta contagiando anche la Chiesa, visto il suo profondo intreccio con le vicende del Paese. La rivista dei Gesuiti Civiltà cattolica lancia l’allarme per il «caos» in Italia, sulla scia del recente appello del Papa per una nuova leva di politici cattolici. Ad Assisi si è appena concluso il meeting delle principali associazioni ecclesiali, con la denuncia di un Paese sempre più spaccato sulle questioni della sicurezza e dell’immigrazione. A detta di monsignor Miglio, responsabile per i problemi sociali della Cei, «il mondo cattolico deve dare all’Italia qualcosa di molto diverso da quello che viene offerto ogni giorno». Ma forse il malcontento più profondo per la situazione nazionale è individuabile nell’ultima dichiarazione del numero due della Cei, monsignor Crociata, per il quale dalla crisi emergeranno nuovi assetti politici e nuove prospettive; come a dire che lo sfilacciamento non può durare a lungo e che bisogna prepararsi a nuovi scenari.
La Chiesa, dunque, reagisce alle polemiche che hanno portato alle dimissioni del direttore di Avvenire (e ad altri punti caldi, come il conflitto con la Lega sui flussi migratori e le critiche sullo stile di vita di Berlusconi) alzando lo sguardo ai problemi del Paese e riflettendo anche sulle proprie responsabilità.
Il degrado politico
Ciò che prevale è una grande insoddisfazione per il clima che si è affermato in Italia, con figure di alta responsabilità pubblica che non sono e non vogliono essere esempi di virtù, con una politica che si alimenta più di anatemi e di paure che di impegno costruttivo, con una crisi economica non adeguatamente affrontata che colpisce le fasce più deboli della popolazione. È il degrado politico di cui ha parlato il cardinal Bagnasco, commentando a Genova l’enciclica sociale di Benedetto XVI; un degrado politico che rivela «una mancanza di progettualità» e una «resa a interessi di corto respiro». Di qui il pressante appello al mondo cattolico perché scenda in campo, non faccia mancare il suo impegno nelle istituzioni e nella politica, esca allo scoperto dopo anni in cui (a seguito della crisi della Democrazia cristiana e di Tangentopoli e dintorni) ha speso le proprie migliori energie nel rafforzare la società civile e nel volontariato.
Si ha qui un’eco del famoso discorso pronunciato da Benedetto XVI qualche mese fa a Cagliari, quando di fronte a un parterre di politici di primo piano (tra cui il presidente Berlusconi) non ha esitato a dire pubblicamente che «c’è bisogno di una nuova generazione di politici cattolici». Non basta alla Chiesa un ossequio formale ai valori cattolici o il riconoscimento del ruolo della religione nella cultura della nazione quando essi sono espressi da forze politiche che di fatto si ispirano ad altre visioni della realtà. Pur godendo di non pochi vantaggi, la Chiesa patisce l’attuale situazione politica, per il rischio che il discredito e i particolarismi abbiano a prevalere sul bene comune.
Le sfide della modernità
Questo nuovo modo di pensare e di agire del vertice dei Vescovi sembra indicare che la Chiesa italiana sta ormai vivendo una stagione diversa rispetto a quella di cui il cardinal Ruini è stato l’artefice per molti anni. Con Ruini la Chiesa ha perseguito obiettivi importanti, tra i quali la maggiore visibilità dei cattolici sulla scena pubblica, la capacità di richiamare la popolazione al rispetto di alcuni valori base (famiglia, vita, educazione, unità della nazione ecc.) della convivenza civile, il consolidamento dell’istituzione religiosa in un tempo di crisi di tutte le istituzioni ecc. Oggi più di ieri, i cattolici hanno maggior cittadinanza nella società e sanno di poter dare un contributo positivo alle molte sfide culturali e sociali della modernità avanzata. Tuttavia, questa linea di politica ecclesiastica si è affermata in modo un po’ verticistico, senza grande dibattito interno, con alcuni settori cattolici che hanno vissuto ai margini delle grandi scelte. Oltre a ciò, attorno alle battaglie svolte dalla Chiesa sui temi della vita e della famiglia si sono prodotte varie reazioni negative da parte del mondo laico, che hanno posto la Chiesa stessa al centro di molte tensioni.
Di tutti questi problemi sembra oggi farsi carico il nuovo vertice della Cei, che nel perseguire gli obiettivi di fondo appare più attento alle Chiese locali e alle varie sensibilità del mondo cattolico. La ricerca del successore di Boffo alla guida di Avvenire può essere emblematica del nuovo corso della Cei. Prima Avvenire era di fatto il quotidiano dei Vescovi, mentre ora si cerca un direttore che riconduca il giornale a essere l’agorà del mondo cattolico, un foglio cioè in cui si compongono «anime» diverse che si ispirano tutte ai valori e alle linee condivise
Franco Garelli
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Carità, Verità, Sviluppo integrale
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Seminario nazionale
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Dal 18 al 20 settembre prossimo si è svolto ad Assisi, presso la Sala Stampa del Sacro Convento, l’annuale Seminario di studio di Retinopera, sul tema: “Carità, Verità, Sviluppo integrale”.
Il Seminario, incentrato sui contenuti dell’enciclica “Caritas in Veritate”, si pone alla ricerca di nuovi percorsi di solidarietà, affinchè l’attuale momento di sviluppo, e la stessa attività economico-finanziaria, evolvano “verso esiti pienamente umani, riproponendo all’umanità tutta un cammino basato su autentici rapporti dfi amicizia e di socialità, di solidarietà e di reciprocità, espressioni di una nuona, profonda, fraternità universale.
Il Seminario aiuterà tutte le Organizzazioni di Retinopera a farsi promotrici di nuove proposte culturali orientate all’assunzione di nuovi stili di vita e di più sobri comportamenti etici, indispensabili supporti per la creazione di nuovi processi politici ed economici di porsi al servizio della crescita materiale e spirituale della persona umana.
Il Seminario si aprirà con il saluto delle Autorità locali e proseguirà con l’intervento introduttivo del Coordinatore, Franco Pasquali, e l’intervento del Segretario generale della CEI, Mons. Mariano Crociata.
Nei giorni seguenti si alterneranno vari relatori, mentre i lavori si chiuderanno con una Tavola Rotonda sul tema: “Senza fraternità non c’è vera solidarietà! Sviluppo dei popoli e centralità dell’uomo”.
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On line il nuovo portale
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On line il nuovo portale
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Una realtà giovane ma forte di una storia viva e feconda. Retinopera nasce cinque anni fa dall’iniziativa di un gruppo di laici, che si incontrano attorno ad un Manifesto dal titolo carico di futuro: “Prendiamo il largo”. Lo sottoscrivono un centinaio di persone, tra cui i presidenti e i responsabili delle maggiori realtà aggregative del laicato ecclesiale italiano, sia quelle di antica tradizione che di nuova origine. L’obiettivo dichiarato è quello di mediare la dottrina sociale della Chiesa come forma di impegno dei credenti di fronte alla società; animando una originale soggettività del laicato cattolico e cercando vie di rinnovamento delle sue espressioni pubbliche. In un mondo che cambia in modo permanente e spesso vorticoso, non si può restare legati alle “solite cose”; è necessario ritrovare audacia e slancio, e il coraggio di mollare gli ormeggi, coniugando sogno e realtà, storia e novità, locale e universale. Retinopera è cresciuta in questi anni con la voglia di accettare questo rischio e rifiutando dunque quel lavorare povero di speranza che, a diversi livelli nella Chiesa e nella società, finisce solo per accorciare il nostro sguardo e chiuderci nell’oggi. Cinque anni di vita non sono molti, ma sono sufficienti per delineare un metodo e indicare direzioni di lavoro, perfino una “agenda sociale” dei cattolici italiani per il futuro del Paese, frutto del Seminario di Vallombrosa del luglio 2005.
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Assisi 2009
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Conclusioni Seminario Annuale
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Per il secondo anno consecutivo l’associazionismo cattolico italiano si è ritrovato per una tre giorni dal 18 al 20 settembre ad Assisi al convegno organizzato da Reteinopera su “Carità, verità e sviluppo integrale”. Una riflessione a tutto campo anche alla luce della recente enciclica di Papa Benedetto XVI, “Caritas in Veritate”.
Reteinopera,Associazione di secondo livello cui aderiscono associazioni e Movimenti del laicato cattolico,si propone come “diffusa opera delle reti”,fondata sui principi della dottrina sociale della Chiesa, facendosi espressione dell’autonomia e del ruolo costitutivo della società civile.
I lavori, che si sono svolti presso la Sala Stampa del Sacro Convento, sono stati introdotti dal Coordinatore Nazionale di Reteinopera, Franco Pasquali, a cui ha fatto seguito il saluto del Sindaco di Assisi, Claudio Ricci, del Custode del Sacro Convento, Padre Giuseppe Piemontese e dell’Arcivescovo di Assisi, Mons. Domenico Sorrentino.
Non ha fatto mancare il suo autorevole intervento il Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, Mons. Mariano Crociata, il quale dopo aver sottolineato che “Reteinopera rappresenta un’esperienza viva e significativa nella Chiesa e nel tessuto sociale”, tra l’altro ha affermato: “Il vostro convenire è il segno di una stagione, quella del ritrovare legami e connessioni nel vasto e complesso “mondo cattolico”, che è stata provvidenziale nel recente passato e che siamo chiamati a consolidare e sviluppare in modo sempre più adeguato”. Mons. Crociata ha poi continuato: “Siamo consapevoli, infatti, che in questo modo potremo dare un contributo importante e atteso per il bene comune nel passaggio significativo e incerto di questi anni. Il nostro Paese, come pure il resto del pianeta, si sta infatti misurando con una crisi dai molteplici risvolti, la cui auspicabile uscita potrà determinare nuovi assetti ed inedite prospettive: quelli che matureranno proprio in questi mesi e nei prossimi anni”. Il Segretario Generale della CEI nel porre l’accento sulla Caritas in Veritate ha evidenziato che per uscire dalla crisi non basta “un qualche discorso morale” ma serve “una nuova e approfondita riflessione su economia e vita sociale”. Perché è ormai chiaro che la “questione sociale è divenuta radicalmente antropologica”. Da qui l’invito ai cattolici all’impegno e a tutti gli “uomini retti” a dare il proprio contributo “all’auspicabile uscita” dalle difficoltà. La Chiesa vuole raccogliere la sfida ha commentato Mons. Crociata “di sviluppare lo statuto di cittadinanza nel cristianesimo nella vita e nella cultura contemporanea”.
L’appuntamento ha fatto registrare qualificati interventi tra i quali: Mons. Arrigo Miglio, Presidente della Commissione CEI per i problemi sociali e il lavoro, Mons. Giampiero Dal Toso, Sottosegretario del Pontificio Consiglio Cor Unum, Mons. Piero Coda, Presidente dell’Associazione Teologica Italiana e del Presidente Emerito della Corte Costituzionale, Prof. Cesare Mirabelli. Un confronto che si è sviluppato su vari temi non di poco conto: sviluppo umano integrale, orientamenti culturali per un nuovo impegno personale comunitario; quale agenda per l’Italia; lavoro; ambiente; migrazioni; educazione e infine una sessione su: “Senza fraternità non c’è vera solidarietà. Sviluppo dei popoli e centralità dell’uomo”.
Concludendo i lavori, il Segretario Vincenzo Conso ha sottolineato come l’Enciclica sia una grande operazione culturale e di pensiero che ci offre le coordinate per individuare un nuovo modello di sviluppo che rimetta al centro la persona. Il Coordinatore Franco Pasquali invece, ha lanciato una iniziativa suggestiva: l’osservatorio del bene comune che lo stesso ha così descritto: “vogliamo dare una risposta a chi chiede cosa sia questo concetto, Individueremo alcune iniziative che lo declinano concretamente, lo esemplificheremo e lo misureremo”
Al termine tutti i partecipanti si sono ritrovati nella Basilica Superiore per la Celebrazione Eucaristica.
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