17-19 settembre 2010, Assisi, Seminario nazionale, “Moralità pubblica e passione civile. La sfida della rigenerazione del Paese”

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 Affrontati ad Assisi i temi della rigenerazione del Paese, del lavoro e del Mezzogiorno

  
*in allegato articolo Avvenire (Intervista a Franco Pasquali)
 
L’associazionismo cattolico si è confrontato ad Assisi, dal 17 al 19 settembre u.s., e ha dibattuto sull’esigenza un nuovo rinascimento fondato su una rinnovata moralità e su una ritrovata partecipazione. Occorrono – è emerso dai lavori – nuove proposte culturali orientate all’assunzione di nuovi stili di vita e di più sobri comportamenti etici, indispensabili supporti per la creazione di nuovi processi politici ed economici di porsi al servizio della crescita materiale e spirituale della persona umana.
 
Le relazioni del vescovo di San Marino-Montefeltro mons. Luigi Negri, del presidente dell’SWG Roberto Weber e del prof. Paolo Nepi dell’Università Roma Tre hanno messo in evidenza, tra l’altro, il ruolo di una ”minoranza creativa” che vuole esprimere il suo ruolo in una società nella quale sono presenti molte “èlite decadenti” e la disaffezione di un mondo giovanile che chiede regole certe e una chiave autenticamente meritocratica.
 
Riconiugare il lavoro con una responsabilità attiva nella dimensione individuale, nella dimensione associativa e nella dimensione della moralità pubblica: questa l’esigenza rilevata nel corso della sessione che ha affrontato i problemi del lavoro, sotto il profilo sindacale, con l’intervento del segretario confederale Cisl Giorgio Santini, sociale, con le parole del sociologo Mauro Magatti ed economico con le considerazioni dell’economista Flavio Felice.
 
E infine, la questione Mezzogiorno, affrontata al seminario di Assisi da una Tavola Rotonda coordinata dal Segretario di Retinopera, Vincenzo Conso che ne ha rilevato la grande attualità, soprattutto dopo la pubblicazione del recente documento CEI “Per un Paese solidale” che ha riproposto la centralità della questione meridionale, con uno stile profetico frutto di una riflessione condivisa, attenta, “sapiente“ della realtà”. Vi hanno preso parte il Vescovo di Piazza Armerina mons. Michele Pennisi, gli economisti Domenico Cersosimo e Giovanni Palladino e il presidente della Fondazione per il Sud Carlo Borgomeo. “Per battere le mafie – ha detto Pennisi – bisogna educare la gente, e per educare la gente bisogna essere convincenti. In famiglia, a scuola, in parrocchia, dev’essere possibile accompagnare le parole con l’indicazione di esempi efficaci; bisogna poter additare uomini e donne rappresentanti di una classe dirigente che non si ripiega su se stessa e sui propri interessi, lasciando il popolo al proprio destino, ma condivide davvero i problemi di tutti. Solo così il bene comune – ha aggiunto – cesserà di essere un’elegante astrazione, buona per abbellire i discorsi di circostanza, e diventerà un valore condiviso anche dalla gente comune. E la criminalità organizzata quel giorno avrà davvero perduto la sua triste battaglia”.
 
Contro quanti si adoperano per denigrare l’”inferno del Mezzogiorno”, “terra disperata che inghiotte denaro pubblico”, “regno di mafia e delinquenza”, per Cersosimo la strada da seguire è quella di superare la “sindrome del fallimento” che minaccia di impadronirsi della gente del Sud. “La mafia è imbattibile? – si è chiesto – No, ci sono le possibilità per batterla e isolarla. La scuola non funziona? Partendo da piccole iniziative si può invertire la tendenza. La pubblica amministrazione non funziona? Si possono innescare meccanismi per qualificarla. Occorre – ha concluso – una politica dei piccoli passi che proceda con costanza, senza paura di un confronto con il Nord del Paese. Il Mezzogiorno ha le forze per farcela”.
 
Ai lavori del Seminario è intervenuto anche mons. Arrigo Miglio, vescovo di Ivrea e presidente del Comitato scientifico-organizzatore delle Settimane sociali che si è soffermato sul significato dell’incontro di Reggio Calabria del 14-17 ottobre prossimi che, alla luce dell’esigenza che ha il nostro Paese di “riprendere a crescere”, si pone l’obiettivo di giungere alla selezione di alcuni “problemi cruciali” sui quali suscitare una ”mobilitazione di soggetti e interessi reali, vantando a proprio sostegno esperienze conoscitive e pratiche”.
 
Un momento di lettura della dottrina sociale della Chiesa come momento base per declinare il bene comune. E’ l’Osservatorio del bene comune che il Coordinatore di Retinopera Franco Pasquali ha presentato a conclusione della tre giorni di Assisi su “Moralità pubblica e passione civile. La sfida della rigenerazione del Paese”. Si tratta di una prima bozza, aperta ai contributi dei vari movimenti che costituiscono l’Associazione, ma l’obiettivo è chiaro: rendere comprensibile e abbordabile al popolo cristiano, ma anche a tutti i cittadini del Paese il messaggio della Chiesa utilizzando e mettendo in relazione tutti gli strumenti che l’associazionismo cattolico ha a disposizione: dalle università, ai centri di ricerca, ai centri-studi.
 
Quali saranno gli ambiti? Pasquali ha segnalato che saranno “quelli classici, sottolineati in modo molto forte nel Compendio della dottrina sociale”. Quattro grandi aree che vanno dalla promozione della persona, alla famiglia, ai corpi intermedi, alla politica e alle istituzioni. “Una rilettura – ha puntualizzato – che rappresenta una ulteriore sfida che può aiutare a creare un elemento di lavoro e di discernimento per l’associazionismo cattolico perché ognuno si deve sentire impegnato in prima persona a contribuire con un proprio racconto alla società del nostro Paese”.
 
Oltre a definire gli impegni presenti e futuri di Retinopera, Franco Pasquali ha riassunto le valutazioni emerse nei tre giorni di intenso dibattito nella Sala Stampa del Sacro Convento dove i numerosi relatori – ha rilevato – “hanno iniziato a individuare la sfida di un nuovo stile di vita, di una proposta seria e organica per una rigenerazione del Paese che parta da un esempio e da una vita che deve testimoniare ciò che andiamo a rappresentare”.
 
Nelle sue conclusioni, Pasquali ha evidenziato l’esigenza di combattere la fotografia dell’Italia vista dal New Street Journal come “un Paese per vecchi” o quella, delineata dal card. Bagnasco di Paese in “inverno demografico”. “Prendiamo come sfida ha detto – il fatto di dare una risposta ad un percorso per i giovani e per le famiglie che diventano i due elementi vitali per rigenerare un Paese”. In particolare, è necessario lavorare su giovani ai quali “occorre dare un’anima” visto e considerato che da una indagine statistica effettuata su giovani di elevato livello formativo tra i 35 e i 40 anni, a livello italiano ed europeo, è emerso che essi hanno una visione del futuro molto preoccupata, molto tecnocratica, molto chiusa.
 
Nel suo intervento Pasquali si è poi soffermato sui temi del lavoro (“è necessario rielaborare lo stesso ruolo della rappresentanza del lavoro di fronte a dinamiche che stanno esplodendo: le relazioni industriali come le conoscevamo nel secolo scorso devono essere riscritte”) e del Mezzogiorno. “I problemi del Sud – ha detto Pasquali – non sono legati alla differenza del Pil tra Nord, Centro e Meridione del Paese. Ciò che sfibra e potrà diventare dirompente è invece la dinamica civile, il percepito del senso civico. E allora è chiaro che in un dibattito sul federalismo che sta venendo avanti nel Paese, e che poi nasconde a volte anche un forte egoismo, dobbiamo essere chiari nei diritti essenziali da garantire a tutti i cittadini del Paese. Credo che l’Italia possa dare un contributo a livello globale – ha concluso – se rimane un Paese, corale, unito”.
 
L’ultima giornata dei lavori del Seminario di Retinopera si era aperto con una tavola rotonda su “moralità pubblica e passione civile: la sfida della rigenerazione del Paese”. In tempi in cui le aquile non ci sono più, occorre che anche le galline imparino a volare – ha rilevato Adriano Roccucci, segretario generale Comunità S.Egidio – i temi affrontati dal Seminario di Assisi rappresentano una sfida per il nostro presente, per noi cristiani, per le associazioni che fanno parte di Retinopera e dobbiamo uscire da quel sonnambulismo che ci fa camminare nella vita senza una visione.
 
Per Jonny Dotti, presidente Welfare Italia, la crisi attuale che ha toccato l’economia è “benedetta” perché ha evidenziato una crisi strisciante che c’era da decenni: tra pubblico e privato, tra, individuo e gruppo, tra uomo e donna, tra ambiente e territorio. Occorre un altro paradigma del vivere. Tra le soluzioni, per garantire il welfare, bisogna destabilizzare socializzando o innovare responsabilizzando. Il debito pubblico attuale è una realtà immorale, occorrono nuove istituzioni politiche che rendano viva la democrazia, nella scuola, nella sanità, nel turismo, per l’acqua, per l’energia.
 
Ivan Lobello, presidente di Confindustria Sicilia, ha sostenuto che la crisi morale del nostro Paese è iniziata con il crollo del muro di Berlino e con i cambiamenti che tale evento ha comportato. In Italia è mancata, insieme ad una risposta economica per affrontare il nuovo paradigma tecnologico, una analisi forte dei rapporti antropologici. La nostra società si è indebolita con la tendenza a ricercare risposte individuali, con uno scadimento complessivo della moralità pubblica e dell’esempio politico. Occorre recuperare la moralità e la passione civile con una grande battaglia culturale sul tema della società e della comunità, sostituendo l’interesse individuale, anche quello corporativo, con quello della collettività.
 
Riccardo Bonacina, presidente Vita Spa, si è soffermato sui problemi dell’informazione che rappresenta uno specchio deformante della realtà, che produce danni non dando una rappresentazione reale della nostra società. Dare spazio a chi è fuori dai talk show, a chi vive la vita quotidiana, a chi è esempio di moralità, ai dilettanti della vita, a chi è portatore di “bellezza” è il primo modo che l’informazione deve seguire per contribuire alla rigenerazione del Paese. Vita in borsa per crescere, per dare forza al racconto di chi “non è inferno”, ma anche per uscire dal circuito, per dare una scossa.
 
Di rilievo, infine, anche gli interventi del presidente di Adiconsum Paolo Landi, del presidente delle Acli Andrea Olivero (“dobbiamo essere portatori non solo di valori, ma anche di esperienze, soprattutto nel campo dei giovani”), dell’on.Carlo Casini e del presidente del Forum delle Associazioni familiari Francesco Belletti.
 
Un saluto e un augurio ai congressisti di Retinopera è venuto dal Segretario generale della Cei mons. Mariano Crociata che, nel corso dell’omelia della celebrazione eucaristica da lui presieduta a conclusione dei lavori, ha invocato lo Spirito per esprimere “apprezzamento e incoraggiamento per questo impegno e questo sforzo” che anche quest’anno le associazioni che si ritrovano in Retinopera hanno messo in campo “con il proposito di testimoniare che la fecondità sociale deve divenire fermento in una società radicata nel presente che guarda con fiducia e responsabilità verso il futuro”.