L’Italia che sorprende, quella del bene comune

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L’Italia che sorprende, quella del bene comune
 
All’insegna della tutela della persona e dell’ambiente, il Sud mostra la sua reazione alla crisi. Relazionalità e corpi intermedi i fattori con le maggiori potenzialità. Come risulta dal terzo Rapporto di Retinopera
 
Il dimenticato Molise è al secondo posto nella graduatoria relativa alla tutela della persona. Campania e Sardegna nelle migliori otto regioni sul versante dell’ambiente, mentre la Basilicata precede il Lazio in fatto di economia e lavoro. Un Paese rovesciato per certi tratti, quello che si ricava dai risultati del terzo rapporto stilato dall’Osservatorio del Bene comune presentato nei giorni scorsi.
Meno male che non ci sono solo gli indicatori economici, finanziari e sociali. Dettano legge in ogni ricerca e in qualsiasi relazione. Ma il risultato resta quello di una fotografia parziale dell’Italia, una rappresentazione del Paese che non fa giustizia del Paese reale. Non è possibile perciò non apprezzare il contributo di una ricerca che tiene conto degli indici sopracitati, ma li integra con altri non meno preziosi e decisivi come la persona e la famiglia, lo Stato e i servizi, i corpi intermedi e la partecipazione.
Il merito va a Retinopera – l’organismo che raduna sui temi della Dottrina sociale della Chiesa 20 associazioni e movimenti (dall’Azione cattolica alla Fondazione per la sussidiarietà, dal Movimento dei Focolari alle Acli, dalla Coldiretti alla Comunità di Sant’Egidio, dal Rinnovamento nello Spirito al Movimento cristiano lavoratori) –, che del tema del bene comune ha fatto una scelta strategica, realizzando per la prima volta uno specifico osservatorio permanente.
I risultati perciò coprono una falla, che è di aiuto non solo ai mezzi di comunicazione ma pure agli analisti sociali della nostra Penisola per comunicare un’immagine più completa e quotidiana del Paese. «La sfida dell’Osservatorio sta proprio nei dati elaborati – afferma Franco Pasquali, coordinatore di Retinopera –, che fanno emergere da dove attingere nuove energie, in particolare nella relazionalità e nei corpi intermedi, fattori indispensabili per il nuovo modello di sviluppo e per una democrazia avanzata».
Il rapporto non disdegna gli indicatori economico-sociali, in base ai quali conferma che la perdurante crisi morde tutte le regioni, ma molto di più quelle del Sud. E questo dato è talmente rilevante che influenza la graduatoria generale delle regioni anche nell’orizzonte del bene comune, che vede svettare il Trentino Alto Adige, seguito da Lombardia, Valle d’Aosta e Veneto, mentre l’ultimo posto è occupato dalla Sicilia, preceduta da Puglia, Calabria e Campania.
In buona sostanza, niente di nuovo sotto l’italico sole. Ma il concetto di “bene comune”, per nostra fortuna, abbraccia un quadro più ampio della vita quotidiana. Il rapporto dell’Osservatorio specifica infatti che «il bene comune è l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alla collettività sia ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente» e indica che «è di tutti gli uomini e di tutto l’uomo. La persona non può trovare compimento solo in sé stessa, a prescindere cioè dal suo essere “con” e “per”», come si ricava dal Compendio della Dottrina sociale della Chiesa.
Alla luce di queste chiavi di lettura, i criteri di scelta degli indicatori hanno incluso l’equilibrio tra aspetti sociali, familiari ed economici, il primato della società sulla politica e quello dell’individuo sullo Stato, ponendo l’accento sui doveri della persona oltre che sui diritti e sulla valorizzazione dei corpi intermedi della società.
In tema di persona, s’è tenuto conto del tasso di abortività, della speranza di vita alla nascita, del tasso di mortalità infantile, di quello di mortalità per tumori e di dispersione scolastica, oltre alla frequenza ai luoghi di culto. La graduatoria vede un sorprendente Molise, secondo solo al Trentino Alto Adige, e con la Basilicata davanti a Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte e Toscana.
Anche l’ambiente è uno dei mondi investigati e la ricerca ha tenuto conto della capacità e qualità della distribuzione dell’acqua, dei rifiuti urbani smaltiti in discarica, della raccolta differenziata, della percentuale della popolazione con depurazione completa delle acque. La Campania vanta un quinto posto, la Sardegna si posiziona all’ottavo, mentre la Basilicata precede Liguria, Umbria e Lazio, oltre a Calabria, Puglia, Sicilia.
Insomma, nonostante la Terra dei fuochi, la Campania ha avviato un percorso virtuoso nel rispetto della natura e i dati lo stanno a dimostrare. Altrettanto vale per qualche altra area. «La novità si intravede nella rincorsa – evidenzia il rapporto – che alcune regioni del Sud hanno intrapreso con politiche ambientali corrette».
Come sta, in definitiva, l’Italia del bene comune? «Meglio di due anni fa, quando presentammo la prima ricerca – replica Marco Livia, coordinatore dell’indagine – , perché la crisi s’è aggravata, ma il Paese ha saputo mantenere la coesione sociale, adattandosi a stili di vita più sobri, conservando calma e oculatezza, sfoderando ulteriore impegno». «I dati mostrano la direzione di marcia – integra Vincenzo Conso, segretario di Retinopera – e le nostre organizzazioni possono fare molto per migliorare le condizioni di vita della gente, perché radicate in tutti i territori del Paese».