7 luglio 2013 – Articolo di Marco Iasevoli tratto da Avvenire

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Una parola sola che circola di bocca in bocca: «emergen­za ». I leader delle maggiori associazioni cattoliche sono uno ac­canto all’altro in una piccola sala sot­terranea della Mediateca del Sacro Convento di Assisi. I cellulari non hanno linea, non possono ricevere telefonate né farle. Una buona oc­casione per guardarsi negli occhi senza distrazioni. Su diversi punti la pensano in modo diverso, e non è un mistero. Ma c’è un’esigenza sul­la quale sono tutti d’accordo, senza riserve: ripartire dai problemi con­creti. «Le periferie – dice pensoso Salvatore Martinez, leader del Rin­novamento nello Spirito – sono la porta d’accesso della misericordia e della giustizia, la chiave di volta per superare la crisi antropologica. Le periferie risvegliano le nostre co­scienze, ci spingono ad un nuovo impegno sociale e politico. Ripar­tiamo dalla gente per rispondere a­gli scandali, al fallimento dei partiti e alla sterilità dell’agenda politica».
 
C’è una consapevolezza che unisce: siamo in un passaggio decisivo. «Non è possibile fare le cose a metà, mettere le toppe non serve più», ra­giona Franco Miano, presidente na­zionale dell’Azione cattolica. L’ini­ziativa del governo, spiega, «deve es­sere a 360 gradi, si deve pensare al breve periodo ma mettere anche le basi del futuro, bisogna curare l’e­conomia con misure d’impatto, ma allo stesso tempo non si devono sa­crificare le riforme istituzionali, a partire dalla legge elettorale, né di­menticare l’enorme questione mo­rale che ha travolto tutte le classi di­rigenti. È il Paese tutto insieme e tut­to intero che deve cambiare».
 
Ci si interroga su strade nuove per in­cidere di più. Le parole di Crociata sono uno stimolo a cercare propo­ste condivise, unitarie. Salvatore Ma­turo, consigliere nazionale del Cen­tro sportivo italiano, rilegge la lette­ra del segretario generale della Cei e alza la posta: «È vero, dobbiamo fa­re sinergia e ripartire dai territori. Noi il Paese reale lo incontriamo sui campetti di calcio polverosi di peri­feria. Insegniamo lo sport e la vita, ma abbiamo bisogno di un patto con le altre associazioni, con le scuole, con le istituzioni, per far diventare la legalità una lezione permanente».
 
Questione morale, legalità, crescita. È come se le associazioni invitasse­ro la politica a non dimenticare i se­gnali- choc arrivati con le ultime e­lezioni, gli ultimi dati sull’astensio­nismo. Emergenza economica e rin­novamento della politica procedono a braccetto. «Nei nostri centri – con­tinua Antonio Di Matteo, vicepresi­dente del Movimento cristiano la­voratori – vengono tanti anziani a fa­re l’Isee. Vorrei che i politici fossero lì al nostro fianco. Vedrebbero la di­gnità e il senso di responsabilità di persone che, giunte alla parabola fi­nale della loro vita, ancora si carica­no sulle spalle il peso dei figli e dei nipoti. È ora di affrontare il tema-la­voro con forza». Vanno bene i primi interventi, ma ora, insiste il respon­sabile Mcl, «ci aspettiamo una gros­sa operazione sul fisco, sulle tasse che stanno nelle buste paga». Sono i punti su cui batte da anni France­sco Belletti, portavoce del Forum delle famiglie, anche lui ad Assisi. Un’agenda netta a favore delle nuo­ve generazioni che Michele Consi­glia, membro della presidenza na­zionale dell’Acli, completa chieden­do anche «investimenti in centri d’impiego e orientamento profes­sionale ». C’è la sensazione che migliaia di i­taliani siano aggrappati alla soglia della dignità con un filo sottilissimo. «La crisi dei legami è la crisi del la­voro e della famiglia, è la disgrega­zione delle certezze, e ciò accade quando le istituzioni non riescono più a governare i processi», ammet­te amaro Gennaro Iorio del Movi­mento dei Focolari. Un’analisi che spinge a nuove assunzioni di re­sponsabilità: «Crociata ha ragione, basta astrazioni, andiamo sulle co­se concrete», riprende Consiglia. Nella sua agenda ci sono in primis i poveri («Siamo uno dei pochi Paesi a non avere una misura strutturale di sostegno alle fasce debolissime»), ma anche la riforma dei partiti e del­la partecipazione. E poi, soprattut­to, l’esigenza di rovesciare alcuni pa­radigmi culturali. Cosa significhi, prova a dirlo Adriano Roccucci, se­gretario generale della Comunità di Sant’Egidio. Quando parla di assi­stenza domiciliare agli anziani, di in­tegrazione degli stranieri, di fine del­l’autoreferenzialità dell’Occidente e di apertura alla cooperazione inter­nazionale, sta provando a descrive­re il «tempo nuovo della speranza», a disegnare un’«Italia che non pen­sa a sopravvivere ma a darsi una vi­sione del futuro». E Papa Francesco, con i suoi gesti e le sue parole, con la sua imminente visita a Lampedu­sa, traccia per tutti la rotta di un im­pegno nuovo.